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a cura della
dott.ssa Monica
Monaco
Parlando
di dipendenze, sia da sostanze che da
attività, spesso vengono utilizzati in
modo indifferenziato i termini in lingua
inglese “dependence” e “addiction”.
Tuttavia, come è stato osservato, i due
appellativi che in italiano sono
tradotti con lo stesso significato di
“dipendenza” e che in inglese sono
spesso ancora adottati indistintamente,
possiedono realmente connotazioni e
sfumature diverse (Guerreschi C., 2005).
Più
precisamente, con il termine
“dependence” si indica ogni forma di
dipendenza fisica e chimica, cioè ogni
condizione in cui un organismo ha
bisogno di una sostanza o di un’attività
per continuare a mantenere il proprio
funzionamento e, di conseguenza, la
richiede.
Esempi
tradizionali di questa condizione non
completamente negativa, sono la maggior
parte di dipendenze da medicine per
alcune patologie croniche, come quelli
assunti dai cardiopatici o anche dagli
ipertesi: al giusto dosaggio essi sono
utili e al contempo necessari perché il
corpo continui a svolgere adeguatamente
le sue funzioni e solo in pochi casi
subentra l’addiction, che è piuttosto
una “tossicomania”.
L’
“addiction” invece è una condizione più
generale in cui è presente una
dipendenza psicologica in ragione della
quale viene ricercata un’attività (o un
oggetto) che è centrale per conferire
all’esistenza stessa dell’ “addicted” un
significato e rispetto alla quale si
presenta spesso tolleranza.
Sarebbe
più preciso definire “addiction”
pertanto quelle condizioni patologiche
in cui si sviluppano gradualmente
tendenze autodistruttive e stili
maladattivi di vita, a causa della
dipendenza psicologica per la quale non
si attribuisce importanza alle
conseguenze di un comportamento
dipendente e si giunge al deterioramento
graduale del funzionamento della vita
sociale, affettiva-familiare o
lavorativa.
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