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a cura
di:
dott.ssa Silvia Stella Veneziano Broccia
(psicologa, conduttrice
di T.A.)
dott.ssa Laura Governale (psicologa,
psicoterapeuta, conduttrice di T.A.)
M. è un
giovane uomo di 38 anni. A causa di
alcune manifestazioni fobico-ansiose,
tre anni fa ha intrapreso un percorso di
psicoterapia individuale con un assetto
di una seduta a settimana. L’ottica
teorica con cui si conduce la
psicoterapia è quella relazionale
all’interno della matrice
gruppoanalitica.
Vive con
i genitori e non lavora stabilmente. Ha
una specializzazione di grafico, ma non
è riuscito a trovare un’occupazione nel
settore. Soltanto da poco ha deciso di
partecipare ad una selezione in un
call-center della Wind, che si è risolta
con un contratto trimestrale.
M. è una
persona molto intelligente, arguta e
ironica. Apparentemente non sembra una
personalità così ansiosa come si
descrive nei suoi momenti di panico. La
prima fase della psicoterapia ha avuto
il compito di rispondere alle domande di
M. sulle cause della sua situazione
attuale. Sono stati effettuati anche dei
colloqui conoscitivi con i genitori. La
madre è apparsa subito come una persona
molto preoccupata e fragile, il padre
come abbastanza severo e giudicante.
E’
proprio da quest’ultimo che hanno
origine tutte le definizione che M. da
di se stesso: senza spina dorsale,
ameba, senza attributi, incapace, ecc.
Prima di
iniziare il percorso attuale di
psicoterapia ha frequentato un gruppo di
training autogeno tradizionale. Lo ha
praticato per un po’, ma poi lo ha messo
da parte. Riferisce di avere riscontrato
dei reali benefici tutte le volte in cui
lo ha messo in pratica.
Da
diversi anni assume una terapia
farmacologia: antidepressivo e
ansiolitico. Soltanto da poco si è
avvicinato all’uso dei Fiori di Bach e
dell’omeopatia, su consiglio della sua
terapeuta.
L’elemento che angoscia M. è la
solitudine. Tutte le volte in cui si
percepisce solo, separato da una figura
importante di riferimento, scatta in lui
la paura di perdere il controllo. In
passato arrivava a vomitare. I disturbi
che riferisce durante il momento di
ansia acuta sono: sudorazione, paura di
dover svenire da un momento all’altro,
accelerazione del respiro, claustrofobia
(nel senso sia di dover lasciare luoghi
che lo fanno sentire intrappolato, che
in quello di dover uscire subito dalla
situazione angosciante). Non ha invece
nessuna contrazione muscolare o
tachicardia.
M. non
riesce a distogliere il pensiero su di
sé, passando molta parte del suo tempo
ad esaminarsi. È angosciato dal tempo
cronologico che scorre e che lo vede in
ritardo con la vita: non può andare a
vivere da solo, sente costantemente il
bisogno del contatto fisico con
qualcuno, non riesce a buttarsi in una
relazione sentimentale per paura di
essere inadeguato e di dipendere
eccessivamente dalla partner, non riesce
a cercare lavoro fuori città per la
paura di sentirsi totalmente solo.
Dentro di sé è molto delegante: spera
sempre che qualcuno si occupi di lui e
non riesce mai a stare con la sua
angoscia. Desidera solo che questa
sparisca il prima possibile.
Spesso
chiede di poter padroneggiare una
tecnica che gli consenta di gestire i
momenti critici e sente il bisogno di
percepire la calma dentro di sé e quindi
la possibilità di stare solo senza
spaventarsi. Appare terrorizzato dalle
incertezze della vita e vorrebbe poter
tenere sempre tutto sotto controllo.
Si sposta
prevalentemente in moto anche se
ultimamente riesce ad usare la bici o a
camminare a piedi. I lunghi tragitti che
non hanno la possibilità di farlo
tornare presto indietro, lo gettano nel
panico ed è per questo, ad esempio, che
M. fa fatica a percorrere l’autostrada e
preferisce la statale. Nel momento in
cui viene assalito dal panico il suo
pensiero dominante è quello di tornare
immediatamente a casa, al sicuro.
Ha
difficoltà a ricordare i sogni. Descrive
la sua attività onirica molto piena e
confusa e rispecchiante le sue paure
diurne. Non ha invece particolari
difficoltà ad addormentarsi la notte. In
un raro e recente sogno, l’immagine è
quella di se stesso con i genitori in
atteggiamento di riparo sotto una
montagna-vulcano che getta pietre enormi
infuocate.
Da sempre
ha avuto un rapporto molto simbiotico
con la madre e una rivalità costante con
il padre.
Si
propone un percorso di training autogeno
con imagery da intercalare al percorso
di psicoterapia.
PERCORSO DI TRAINING AUTOGENO
Primo incontro:
esercizio della calma con imagery
(immagino di essere nella stanza della
calma e chiudo la finestra alle cose
quotidiane)
Secondo incontro:
esercizio della pesantezza con imagery
(frase: morbido e sciolto/ immagine:
suono del corpo che si lascia andare
sprofondandosi su una superficie comoda
o gli elastici allentati)
Terzo incontro:
esercizio del calore con imagery per la
paura dello svenimento e la sudorazione
(immagine: immaginare un fluido tiepido
che viaggia nel corpo)
Quarto incontro:
esercizio del cuore con imagery per
lavorare sull’aspetto emozionale cioè
(frase: il cuore batte calmo e
rilassato/ immagine: immagino il cuore
come un contenitore che si svuota delle
emozioni negative e si riempie di
un’emozione positiva che si distribuisce
in tutto il corpo… amore, gioia,
serenità)
Quinto incontro:
esercizio del respiro con imagery per
l’accelerazione del respiro (frase:
respiro calmo e regolare/ immagine: lo
stress come un peso sul torace che viene
tolto)
Sesto incontro:
esercizio del plesso solare con imagery
per affrontare meglio la paura e
l’angoscia per l’incertezza della vita,
accettazione-rifiuto, sicurezza di sè
(frase: ventre solido, sicuro di me,
trattengo ciò che desidero e lascio
andare ciò che non voglio/ immagine:
sensazione di pieno e sicurezza che
parte dal centro del ventre e si
distribuisce nelle gambe)
Settimo incontro:
esercizio della fronte con imagery per
il rimurginio sulla propria condizione
(frase: fronte fresca, mente libera,
pensieri leggeri/ immagini: una ventata
fresca tra i capelli mentre si ha la
testa all’ombra) |