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a cura della
dott.ssa Anna Maria Trapani
L'alimentazione è sempre stata pregna di
significati psicologici, di primaria
importanza fin dai primi giorni di vita
in ciascun essere umano. Bulimia e
tossicodipendenza, la dipendenza dal
cibo e dagli stupefacenti, la necessità
incontrollabile, dipendenze differenti
ma parallele che nascono spesso dallo
stesso luogo: la necessità di
controllare attraverso una sostanza la
propria vita che non si riesce a
dirigere. A seconda del comportamento
alimentare e della corporatura
dell'individuo i disturbi alimentari
vengono suddivisi in 3 grandi categorie:
anoressia, bulimia ed obesità. Questi
quadri clinici presentano molte
caratteristiche tipiche di una mania:
l'avida ricerca di un dato elemento, la
segretezza, uno stato di ebrezza seguito
da un brusco risveglio accompagnato da
sensi di colpa e di vergogna e dal
proposito di iniziare da domani una
nuova vita, proposito che regolarmente
non viene mantenuto Il cibo si trasforma
in un qualcosa che perseguita la loro
mente e il loro corpo, in quanto sempre
presente nel loro pensiero ed è vissuto
come fonte di sofferenza, manipolazione
e inganno.
CRITERI DIAGNOSTICI DSM IV - Frequenti
episodi di crisi bulimiche. Una caduta
improvvisa bulimica è definita dalle
seguenti caratteristiche: 1. Esordio in
un definito periodo di tempo (per
esempio due ore), di una quantità di
cibo che è decisamente maggiore di
quella che la maggior parte delle
persone mangerebbe nello stesso periodo
di tempo e nelle stesse circostanze. 2.
Sensazione di perdita di controllo su
quello che si mangia durante l'episodio
(per esempio la sensazione di non poter
smettere di mangiare o di non poter
controllare cosa e quanto si mangia) -
Ricorrenti comportamenti compensatori
inappropriati allo scopo di prevenire
l'aumento di peso, come il vomito
autoindotto; l'uso improprio di
lassativi, diuretici, clisteri, o altri
farmaci; il digiuno o l'eccessivo
esercizio fisico. - Le crisi bulimiche e
i comportamenti compensatori
inappropriati avvengono entrambi, in
media, almeno due volte alla settimana
per tre mesi. - La stima di sé è
eccessivamente influenzata dal peso e
dalla forma del corpo. - Il disturbo non
si presenta esclusivamente durante
episodi di anoressia nervosa. Si parla
di bulimia quando esiste uno smodato
bisogno di mangiare, patologico e
condizionato psichicamente. Normalmente
alla fine dell'attacco di fame il
bulimico vomita quasi tutto quanto ha
ingerito ed è quindi in grado di
conservare quasi inalterato il peso. Una
donna bulimica appare perfetta, severa,
arrogante, fredda, distaccata. Suscita
ammirazione e a lei non è facile
avvicinarsi. E' un tipo giudizioso,
cerebrale, razionale, dalla quale non si
vorrebbe essere giudicati.
Di norma la fame smodata condizionata a
livello psicologico conduce all'obesità
quando l'eccessiva quantità di cibo non
viene espulsa o viene espulsa troppo
raramente. In una cultura che ha fatto
della magrezza il suo ideale di bellezza
la donna obesa suscita ribrezzo e
repulsione. Considerata una entità
neutra, è costantemente oppressa
dall'idea di dover dimagrire. E' avvolta
da una spessa barriera, uno strato
isolante che lei stessa ha costruito tra
lei e gli altri.
Questi tre disturbi dell'alimentazione
portano allo stesso risultato: creano
distanza. La bulimica offre agli altri
una immagine di sè diversa dalla realtà,
una sorta di finta facciata; l'obesa
costruisce attorno a sè un impenetrabile
barriera protettiva. Perché la donna
affetta da questi disturbi alimentari
crea questa distanza? Sintomi fisici e
psiche sono correlati in modo tale che è
presente nel sintomo ciò che è assente a
livello di coscienza.
Tra anoressia, bulimia ed obesità
esistono più affinità che differenze ed
il lavoro terapeutico svolto con
pazienti appartenenti a queste categorie
ha sempre rivelato in modo
inequivocabile che tutti i disturbi
alimentari a carattere maniacale hanno
radici comuni. Non è casuale che una
donna diventi anoressica piuttosto che
bulimica: la malattia è il risultato
della storia individuale, e questa è
tanto diversa quanto sono diverse le
condizioni di crescita.
Che cosa può fare un neonato, se non
ottiene una risposta adeguata alle
proprie esigenze di nutrimento,
protezione, calore e sicurezza? Può
cercare di attirare la madre, se anche
questo fallisce, non gli resta che
rassegnarsi, cercando di limitare i
propri bisogni. Ciò che scaturisce da
tale rassegnazione e che perdura in età
adulta è la sensazione di non aver
ricevuto abbastanza.
Le persone che soffrono di disturbi
alimentari, non hanno ricevuto soltanto
troppo poco: spesso il cibo, la
protezione, l'accettazione non sono
stati dati quanto venivano richiesti, ma
quanto l'adulto riteneva fosse giusto
concedergli. Che cosa può imparare un
neonato in questa circostanza? Impara ad
afferrare e trattenere ciò che riceve.
Questo modello di comportamento è
facilmente riscontrabile negli individui
che soffrono de disturbi
dell'alimentazione anche in età adulta:
limitata capacità di sopportare le
frustrazioni, avidità, ingordigia,
tendenza ad aggrapparsi agli altri nei
rapporti di amicizia e d'amore. Costoro
non credono di poter mai ricevere
abbastanza e soprattutto nel momento in
cui lo desiderano. Con la loro avidità,
con questo loro afferrare, costringono
amici e partner a difendersi per non
essere divorati. Questa avidità riguarda
solo gli amici più intimi o i membri
della propria famiglia; esteriormente
questi individui appaiono forti,
superiori, competenti.
Queste giovani donne mascherano, dietro
l'astensione dal cibo, una richiesta che
non riescono ad esprimere alle figure
genitoriali: una richiesta di contatto
affettivo, di rassicurazione, di
vicinanza, di protezione che per loro è
di primaria importanza. Per ottenere
l'approvazione dei genitori, la ragazza
anoressica, sacrificherà la propria
integrità e la propria identità fino
allo stremo, al limite della
sopravvivenza. La non realizzazione dei
bisogni primari fa temere di non essere
accettate e cosi si sviluppa in loro la
paura di rimanere sole per sempre.
Questa sensazione è in grado di riuscire
a far approvare loro qualsiasi
comportamento, pur di non essere
escluse; ciò porta allo sforzo tremendo
di modificarsi per corrispondere ai
canoni dell'accettazione e del piacere.
Queste ragazze si chiudono in una sorta
di dolore, di disagio di vivere che si
fa contenitore di comportamenti estremi,
come i disturbi alimentari: una vera
auto persecuzione.
A partire dall'adolescenza si aprono per
queste ragazze, scenari caratterizzati
da possibili sensazioni di debolezza,
isolamento e fatica di relazione;
sensazioni che devono fare i conti con
richieste e aspettative maggiori da
parte della famiglia, della scuola e
della società a cui l'adolescente
appartiene. Sono situazioni, che non
sempre si riescono a sopportare e a
superare in modo corretto. I disturbi
del comportamento alimentare si
manifestano quindi con quadri clinici
molto eclatanti tali da non poter
passare inosservati; tutti questi
sintomi, servono per esprimere una
sofferenza interiore che non trova altri
canali di comunicazione.
Che cosa sono le dipendenze? Quando,
quella che sembrava un'innocua
abitudine, diventa una dipendenza? Il
tema delle dipendenze è un tema che ci
tocca tutti in prima persona perché è
legato alla ricerca del piacere e della
felicità; In-dipendenze mira a offrire
uno spazio di riflessione e di confronto
su questo tema.
Presi come siamo nel vortice degli
avvenimenti o, semplicemente, occupati
nelle nostre abitudini, raramente
dedichiamo del tempo a riflettere su
come viviamo, sui nostri desideri e
sulle nostre paure. Sostanze illegali e
sostanze legali, attività illegali e
attività legali: nient’altro che
surrogati per rendere accettabile questo
scorrere di momenti che chiamiamo vita?
Essere dipendenti da qualcosa, da una
sostanza o da un'attività, porta con sé
una limitazione della propria libertà e
delle capacità di scelta. Riacquistare
indipendenza e autonomia necessita una
consapevolezza, una volontà e
un'autostima che insieme possiamo
coltivare.
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Dipendenza da
Cibo (Definizione)
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Crisi e conflitti
dell’Adolescenza trovano nei
comportamenti alimentari una
manifestazione sintomatica di
espressione.
L’Anoressia, la Bulimia e
l’Obesità sono i disturbi del
comportamento alimentare più
importanti e noti, ma ne esista
una varietà più ampia che varia
tra situazioni di normali crisi
evolutiva e quadri patologici. I
disturbi del comportamento
alimentare nell’adolescente si
manifestano in forme
particolari, sfumate e del tutto
individualizzate tali da creare
una grande confusione e
difficoltà. |
Caratteristiche:
> Peso corporeo maggiore del 20%
rispetto al peso ideale (calcolato in
base all’età, all’altezza, al sesso e al
tipo di costituzione della persona).
> Eccessi alimentari
> Il cibo diventa l’unica fonte di
gratificazione.
Le maggiori cause:
> Genetiche
> Ambientali
> Psicologiche
Si distinguono due
sottotipi di anoressia nervosa:
> anoressia nervosa con restrizioni
> anoressia nervosa con abbuffate e
condotte di eliminazione
Le maggiori cause:
> Genetiche
> Ambientali
> Psicologiche
Esistono
due tipi di obesità:
> Obesità di sviluppo: si presenta sin
dall’infanzia e dipende da fattori
costituzionali.
> Obesità reattiva: si sviluppa
generalmente dopo un trauma emotivo
(eventi vissuti dal bambino in
traumatico).
L’ortoressia
consiste in un'attenzione eccessiva e
continuativa per i cibi sani (tipo cibi
biologici), che puo’
trasformarsi in una vera e propria
patologia nervosa, tanto da spingere le
persone ad adottare una dieta sempre più
rigida fino a eliminare gruppi
essenziali di cibi, ritenuti dannosi per
l’organismo, e creare carenze gravi per
l’organismo.
La
Bigorexia
è invece una situazione che possiamo
descrivere come inversa dell’ anoressia
in quanto si è costantemente preoccupati
di essere troppo magri. Osservata
soprattutto nei circoli di body building
va tuttavia distinta dal tipico gym-goer
in quanto si è disposti a tutto pur di
incrementare la massa muscolare. Questo
comportamento può portare a conseguenze
molto pericolose per la salute.
Alcuni soggetti inoltre presentano
problemi appartenenti sia alla sfera dei
disturbi del sonno che a quella della
condotta alimentare e sono i casi che
rientrano nel Sleep Eating Disorder o
nella Night Eating Syndrome.
Il SED
(Sleep Eating Disorders) è un disturbo
del sonno caratterizzato da episodi
ricorrenti di sonnambulismo durante i
quali i soggetti fanno abbuffate
consistenti per lo più in grandi
quantità di cibo ad alto contenuto di
zucchero o grassi. Tali pazienti spesso
non ricordano questi episodi e questo
costituisce un alto rischio di
autolesionismo non intenzionale.
Il NES
(Night Eating Sindrome) è un disturbo in
cui i soggetti rifiutano il cibo nella
giornata, in genere saltando la
colazione e non mangiando fino a
mezzogiorno, mentre la sera o la notte
fanno un consumo eccessivo di cibo. Tale
comportamento rende fallimentare tutti i
tentativi di perdere peso, aumenta lo
stress e l’ansia influenzando sia la
fase di addormentamento (difficoltà ad
addormentarsi) che quella del sonno vero
e proprio (incubi o risvegli frequenti),
nonché - a lungo andare- ad avere
problemi a stare svegli durante il
giorno o ad addormentarsi nelle
situazioni meno indicate.
Si
noti anche come la bulimia nervosa e
l’anoressia nervosa sono spesso
accomunate da una condizione di
segretezza: una situazione permanente,
in cui molti dei loro sforzi sono
rivolti alla riservatezza e alla
protezione del sintomo; sia il rifiuto
del cibo che l'assoluta ingordigia e i
meccanismi compensativi utilizzati,
diventano i più potenti alleati da
custodire come tesori.
In
contrapposizione a questa situazione
troviamo una società non sempre
consapevole, delle reali cause e
risvolti di questi disturbi, che finisce
per concentrare la sua attenzione
solamente sull’aspetto più superficiale
ed elusivo: il rapporto con il cibo.
I disturbi dell'alimentazione sono tra
le patologie psichiatriche che, negli
ultimi anni, hanno ricevuto maggiore
attenzione da parte dei ricercatori che
operano in campo della salute. Mentre un
tempo esse erano diagnosticate piuttosto
raramente, l'anoressia e la bulimia sono
oggi comunemente diagnosticate e sono
divenute nei paesi occidentali
un'importante problema di salute
pubblica. Entrambi i disturbi seguono un
decorso cronico con frequenti ricadute e
conducono spesso a complicanze di ordine
medico portando a volte fino alla morte.
La portata di questo problema di salute
pubblica è sottolineato dal tasso di
incidenza tra 1% e 2% dell'anoressia e
della bulimia nervosa tra le adolescenti
e le giovani donne, la popolazione a
maggior rischio per lo sviluppo di tali
disturbi. E' dimostrato che negli ultimi
decenni il tasso di incidenza
dell'anoressia nervosa tra le ragazze di
età compresa tra i 15 e i 24 anni è in
continuo aumento; mentre sia bulimia che
anoressia rimangono rari tra i ragazzi.
Data l'importanza del rapporto
mente-corpo, i disturbi
dell'alimentazione rappresentano un
modello interessante dell'interazione
tra fattori genetici, psicologici e
socioculturali e, per quanto non si
possa ancora affermare che l'eziologia
sia nota, esistono oggi dati
significativi sui fattori di rischio e
di mantenimento del disturbo. La
genetica, gli aspetti biologici e
neuroendocrini dei disturbi
dell'alimentazione sono ancora poco
conosciuti; gli studi sulla familiarità
psichiatrica e gli studi sui gemelli
sembrano indicare una vulnerabilità su
base genetica, che probabilmente
interagisce con altri fattori di tipo
psicologico, socio-culturale e familiare
nel determinare l'insorgenza del
disturbo secondo un modello di tipo
multifattoriale.Le prime autrici che si
sono occupate a fondo dei disturbi
dell'alimentazione e che sono giunte
contemporaneamente a conclusioni
cliniche e terapeutiche simili sono H.
Bruch e M. Selvini Palazzoli; il
problema centrale secondo loro riguarda
un difettoso senso del sé, coinvolgendo
un'ampia gamma di deficit dello sviluppo
concettuale, dell'immagine e della
consapevolezza del corpo e
dell'individuazione. Le idee della Bruch
e della Selvini Palazzoli sono in
accordo con le scoperte della moderna
psicologia evolutiva sottolineando il
ruolo fondamentale delle interazioni
dinamiche tra il bambino e i suoi
caregivers primari nello sviluppo della
personalità e nell'organizzazione delle
strutture neurofisiologiche. Il disturbo
regolatorio primario è una menomazione
della capacità di elaborare e regolare
cognitivamente le emozioni; questa
menomazione può riflettere un deficit
costituzionale o essere acquisita
attraverso l'esperienza di un legame
affettivo difettoso in un ambiente di
crescita inadeguato. Al fine di
compensare il sottostante disturbo della
regolazione affettiva i pazienti con
disturbo dell'alimentazione sviluppano
secondariamente dei comportamenti
alimentari patologici; anche altri
comportamenti impulsivi non legati al
cibo ma spesso associati ai disturbi del
comportamento alimentare (abuso di
sostanze, promiscuità sessuale e
cleptomania) sono considerate modalità
difensive per regolare gli affetti
disforici. Impegnati in una instancabile
ricerca della magrezza, le pazienti
anoressiche possono perdere peso
riducendo semplicemente l'assunzione di
cibo o possono periodicamente abbuffarsi
e poi perdere peso mettendo in atto
condotte di eliminazione; anche pazienti
bulimiche possono manifestare episodi di
iperalimentazione, ma loro mantengono un
peso corporeo nella norma pur adottando
condotte di eliminazione o impegnandosi
in un intensa attività fisica. Entrambe
queste pazienti manifestano un vero e
proprio terrore di essere grasse o di
divenirlo. L'abuso di sostanze e/o i
comportamenti alimentari anomali possono
essere utilizzati dai pazienti nel
tentativo di superare il profondo
disagio causato dai deficit della
capacità autoregolatoria; anche se i
pazienti bulimici abusano di sostanze
più spesso degli anoressici, ricercatori
hanno osservato che molti dei
comportamenti associati all'anoressia
sono simili a quelli osservati nei
disturbi da dipendenza e hanno proposto
di considerare l'anoressia come una
dipendenza dalla fame. I disturbi
depressivi ansiosi sono comuni tra i
pazienti con disturbi del comportamento
alimentare. E' oggetto di discussione se
l'associazione di questi sintomi con
l'anoressia sia conseguenza di una
relazione causale oppure solo una
coincidenza; alcuni autori considerano i
due disturbi alimentari come due entità
distinte, altri affermano che potrebbero
essere varianti di disturbi affettivi.
Quest'ultima opinione è supportata: dal
fatto che esiste spesso una concomitante
storia di disturbi affettivi, da una
riduzione delle crisi di
iperalimentazione che si verifica a
volte in seguito alla somministrazione
di farmaci antidepressivi, da un'alta
incidenza nel corso di tutta la vita di
disturbi affettivi e ansiosi. Studi di
follow-up confermano che i disturbi
cronici del comportamento alimentare
sono spesso associati con disturbi
ansiosi e depressivi e che i pazienti
con anoressia hanno una più alta
probabilità rispetto al resto della
popolazione di sviluppare una malattia
depressiva maggiore, indipendentemente
dal fatto che essi siano guariti o meno
dal disturbo alimentare.Anche se molti
ricercatori hanno ricondotto l'anoressia
nervosa e la bulimia nervosa a relazioni
di tipo patogeno tra madre e bambino,
questi disturbi sono chiaramente
eterogenei e si presentano con livelli
di gravità differenti, il che fa
supporre a diversi gradi e livelli di
patologia evolutiva. Infatti alcuni
autori identificano dei sottotipi sulla
base delle differenti caratteristiche di
personalità e dei differenti gradi di
forza dell'io e livelli di relazione
all'oggetto. Lo studio e l'osservazione
delle famiglie di pazienti con disturbi
del comportamento alimentare hanno
fornito alcuni dati relativi alla
patogenesi di questi disturbi, indicando
di solito degli schemi di relazione
quali: invischiamento (i membri della
famiglia si intromettono nei pensieri e
sentimenti degli altri membri);
iperprotettività (una preoccupazione di
tipo intrusivo riguardante il
funzionamento psicologico e corporeo del
bambino); assenza di risoluzione dei
conflitti e coinvolgimento del bambino
nei conflitti tra i genitori. Tutti
questi schemi di relazione oggettuale
interferiscono con la differenziazione
tra sé e l'oggetto e il raggiungimento
di un funzionamento autonomo. Quando la
madre non interpreta correttamente i
segnali affettivi del bambino e non si
occupa dei suoi bisogni, soddisfacendo
invece i propri bisogni attraverso il
bambino, il futuro paziente si sente
totalmente responsabile del
soddisfacimento dei bisogni della madre
ed è incapace di percepire il proprio
corpo come appartenente a sé. Nel
tentativo di raggiungere un certo grado
di autonomia 'affama' il proprio corpo
con l'intento di uccidere l'oggetto
materno dal quale cerca di distinguersi
ed emanciparsi. Si è ipotizzato che
anche il paziente bulimico utilizzi il
proprio corpo per risolvere i propri
conflitti irrisolti riguardo
l'individuazione e la separazione
dall'oggetto materno, loro considerano
erroneamente il corpo come l'oggetto
transizionale che rappresenta la madre.
Nel corso degli ultimi decenni svariati
studi empirici hanno esplorato la
possibile associazione tra alessitimia e
disturbi del comportamento alimentare.
Anche se l'alessitimia non è
direttamente legata all'abbuffarsi, ai
disturbi dell'immagine corporea o ad una
ricerca ossessiva della magrezza,
esistono prove empiriche del fatto che
questo costrutto presenta molti tratti
psicologici tipici dei disturbi del
comportamento alimentare, in particolare
la confusione enterocettiva, la
difficoltà nel comunicare i sentimenti e
un senso schiacciante di incapacità. Una
caratteristica determinante, anche ai
fini del trattamento, è la negazione
della malattia (più intensa e frequente
nelle pazienti anoressiche), intesa come
difficoltà a riconoscere molti sintomi e
comportamenti come segni di un disturbo.
La restrizione alimentare, molti
comportamenti di controllo e di
eliminazione sono atteggiamenti
fortemente egosintonici in cui la
paziente è intensamente identificata,
fino a scegliere 'un'identità anoressica
come status socialmente desiderabile ed
ammirato. Nella maggior parte dei casi
le pazienti non vivono inizialmente i
propri comportamenti come una
difficoltà, ma come un tentativo per
risolvere i propri problemi.
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