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Il disturbo ossessivo-compulsivo

 

a cura della dott.ssa Anna Maria Trapani

Il disturbo ossessivo compulsivo è sempre stato un disturbo conosciuto in misura minore rispetto ad altri, molti individui ormai ne sono comunque afflitti. Caratteristiche essenziali del disturbo sono pensieri, immagini o impulsi ricorrenti che creano allarme o paura e che costringono la persona a mettere in atto comportamenti ripetitivi o azioni mentali.
Come il nome stesso lascia intendere, il paziente  DOC è caratterizzato da ossessioni e compulsioni. Almeno l'80% dei pazienti con DOC ha sia ossessioni che compulsioni, meno del 20% ha solo ossessioni o solo compulsioni.
Secondo i criteri del Dsm4 le ossessioni sono pensieri, immagini o impulsi che si presentano più e più volte e sono al di fuori del controllo di chi li sperimenta. Tali idee sono sentite come disturbanti e intrusive, e, almeno quando le persone non sono assalite dall'ansia, sono giudicate come infondate ed insensate. Le persone con DOC possono preoccuparsi eccessivamente dello sporco e dei germi. Possono essere terrorizzate dalla paura di avere inavvertitamente fatto del male a qualcuno, di poter perdere il controllo di sé e diventare aggressive in certe situazioni, di aver contratto malattie infettive o di essere omosessuali, anche se di solito riconoscono che tutto ciò non è realistico. Le ossessioni sono accompagnate da emozioni sgradevoli, come paura, disgusto, disagio, dubbi, o dalla sensazione di non aver fatto le cose nel "modo giusto", e gli innumerevoli sforzi per contrastarle non hanno successo, se non momentaneo. 
Le compulsioni vengono anche definite rituali o cerimoniali e sono comportamenti ripetitivi (lavarsi le mani, riordinare, controllare) o azioni mentali (contare, pregare, ripetere formule mentalmente) messi in atto per ridurre il senso di disagio e l'ansia provocati dai pensieri e dagli impulsi tipici delle ossessioni; costituiscono, cioè, un tentativo di elusione del disagio, un mezzo per cercare di conseguire un controllo sulla propria ansia. In generale tutte le compulsioni che includono la pulizia, il lavaggio, il controllo, l'ordine, il conteggio, la ripetizione ed il collezionare si trasformano in rigide regole di comportamento e sono spesso bizzarre e francamente eccessive.

A differenza di altri disturbi psicologici, sostanzialmente omogenei, nella pratica clinica si possono distinguere con relativa chiarezza sette tipologie di disturbo ossessivo-compulsivo, talvolta presenti in concomitanza. - Disturbi da contaminazione - Si tratta di ossessioni e compulsioni connesse a improbabili (o irrealistici) contagi o contaminazioni. Sostanze "contaminanti" diventano spesso non solo lo sporco oggettivo, ma anche urine, feci, sangue e siringhe, carne cruda, persone malate, genitali, sudore, e persino saponi, solventi e detersivi, contenenti sostanze chimiche potenzialmente "dannose". Se la persona entra in contatto con uno degli agenti "contaminanti", mette in atto una serie di rituali di lavaggio, pulizia, sterilizzazione o disinfezione volti a neutralizzare l'azione dei germi e a tranquillizzarsi rispetto alla possibilità di contagio o a liberarsi dalla sensazione di disgusto. 
- Disturbi da controllo - Si tratta di ossessioni e compulsioni implicanti controlli protratti e ripetuti senza necessità, volti a riparare o prevenire gravi disgrazie o incidenti. Le persone che ne soffrono tendono a controllare e ricontrollare sia per tranquillizzarsi riguardo al dubbio ossessivo di aver fatto qualcosa di male e non ricordarlo, sia a scopo preventivo, per essere sicuri di aver fatto il possibile per prevenire qualunque possibile catastrofe. Controllano così di aver chiuso le porte e le finestre di casa, le portiere della macchina, il rubinetto del gas e dell'acqua, la saracinesca del garage o l'armadietto dei medicinali; di aver spento fornelli elettrici o altri elettrodomestici, le luci in ogni stanza di casa o i fari della macchina; di non aver perso cose personali lasciandole cadere; di non aver investito involontariamente qualcuno con la macchina
- Ossessioni pure - Si tratta di pensieri o, più spesso, immagini relative a scene in cui la persona attua comportamenti indesiderati e inaccettabili, privi di senso, pericolosi o socialmente sconvenienti (aggredire qualcuno, avere rapporti omosessuali o pedofilici, tradire il partner, bestemmiare, compiere azioni blasfeme, offendere persone care, ecc.). Queste persone non hanno né rituali mentali né compulsioni, ma soltanto pensieri ossessivi. 
- Superstizione eccessiva - Si tratta di un pensiero superstizioso portato all'eccesso. Chi ne soffre ritiene che il fatto di fare o non fare determinate cose, di pronunciare o non pronunciare alcune parole, di vedere o non vedere certe cose (es. carri funebri, cimiteri, manifesti mortuari), certi numeri o certi colori, di contare o non contare un numero preciso di volte degli oggetti, di ripetere o non ripetere particolari azioni il "giusto" numero di volte, sia determinante per l'esito degli eventi. Tale effetto può essere scongiurato soltanto ripetendo l'atto (es. cancellando e riscrivendo la stessa parola, pensando a cose positive) o facendo qualche altro rituale "anti-iella".
- Ordine e simmetria - Chi ne soffre non tollera assolutamente che gli oggetti siano posti in modo anche minimamente disordinato o asimmetrico, perché ciò gli procura una sgradevole sensazione di mancanza di armonia e di logicità. Libri, fogli, penne, asciugamani, videocassette, cd, abiti nell'armadio, piatti, pentole, tazzine, devono risultare perfettamente allineati, simmetrici e ordinati secondo una sequenza logica (es. dimensione, colore, ecc.). Quando ciò non avviene queste persone passano ore del loro tempo a riordinare ed allineare questi oggetti, fino a sentirsi completamente tranquilli e soddisfatti.
- Accumulo/accaparramento - E' un tipo di ossessione piuttosto rara che caratterizza coloro che tendono a conservare ed accumulare oggetti insignificanti e inservibili (riviste e giornali vecchi, pacchetti di sigarette vuoti, bottiglie vuote, asciugamani di carta usati, confezioni di alimenti), per la paura di gettare via qualcosa che "un giorno o l'altro potrebbe servire..".
- Compulsioni mentali - Non creano una reale categoria a parte di disturbi ossessivi, perché la natura delle ossessioni può essere una qualunque delle precedenti. Coloro che ne soffrono, pur non presentando alcuna compulsione materiale, come nel caso delle ossessioni pure, effettuano precisi cerimoniali mentali (contare, pregare, ripetersi frasi, formule, pensieri positivi o numeri fortunati) per scongiurare la possibilità che si avveri il contenuto del pensiero ossessivo e ridurre di conseguenza l'ansia.

Una forma particolare di ossessione è quella che riguarda la preoccupazione eccessiva e irrazionale d Il disturbo ossessivo-compulsivo, pur essendo classificato dalla versione quattro del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM-IV), tra i disturbi d'ansia (codice 300.30), è da molti considerato invece come entità nosografica autonoma, con un definito nucleo psicopatologico, con un decorso e una sintomatologia peculiari e con dei correlati biologici che vanno a poco a poco delineandosi. Sempre secondo il DSM-IV, esso è caratterizzato da sintomi ossessivi e/o compulsivi che siano fonte di marcata sofferenza per il paziente, comportino spreco di tempo (più di un'ora al giorno) e interferiscano con le normali attività quotidiane.

Spesso il DOC si intreccia con le fobie.

Affinché venga diagnosticato un disturbo ossessivo-compulsivo (che non è da confondere con il disturbo ossessivo-compulsivo di personalità), devono essere presenti o soltanto ossessioni, oppure ossessioni e compulsioni[1].Il disturbo ossessivo-compulsivo colpisce, indistintamente per età e sesso, dal 2 al 3% della popolazione. Può infatti manifestarsi sia negli uomini sia nelle donne, indifferentemente, e può esordire nell'infanzia, nell'adolescenza o nella prima età adulta.
L'età tipica in cui compare più frequentemente è tra i 6 e i 15 anni nei maschi e tra i 20 e i 29 nelle donne. I primi sintomi si manifestano nella maggior parte dei casi prima dei 25 anni (il 15% ha esordio intorno ai 10 anni) e in bassissima percentuale dopo i 40 anni. 
Se il disturbo ossessivo-compulsivo non viene curato, generalmente tende a cronicizzare e ad aggravarsi progressivamente.

Trattamenti
Nonostante il disturbo ossessivo compulsivo sia un disturbo piuttosto frequente, raramente le persone affette fanno richieste di cura. Infatti, solo il 34 per cento circa chiede un aiuto, con delle differenze tra i tipi di sintomi presentati. La richiesta di trattamento è molto più frequente nei soggetti che presentano pensieri ossessivi spiacevoli o violenti e molto meno nei soggetti con compulsioni. È un dato clinico frequente che queste persone chiedano un aiuto terapeutico "dopo aver toccato il fondo". È molto più probabile che una persona smetta di fumare o di bere dopo essere stata male o addirittura dopo un ricovero. Queste persone andrebbero trattate con gentilezza in quanto si tratta di pazienti non facili, mentre spesso vengono vissute dagli altri come irritanti e trattate di conseguenza. Sarebbe bene, invece, evitare di criticarle, di dar loro consigli o sollecitazioni sui loro meccanismi di difesa.
Visto che si ritiene che queste persone abbiano avuto esperienze di accudimento controllante, è necessario evitare che il terapeuta assuma le veci che hanno una volta avuto i genitori. Questo può avvenire solo nei pazienti che non presentano compulsioni pericolose come quelle autodistruttive. Anche in questo caso occorre fare una valutazione: nel caso in cui le compulsioni del paziente non mettano in pericolo la sua vita (come nel caso di relazioni sessuali compulsive) sarà possibile aspettare che sia il paziente, nel corso del tempo, a non utilizzare più la razionalizzazione dell'uso difensivo della sessualità. Questo favorirà un clima di sincerità e di onestà, laddove gli obblighi possono avere l'effetto secondario che il paziente nasconda ciò che ha difficoltà a controllare. In altri casi, quando cioè le compulsioni mettono in pericolo la vita del paziente (come la tossicodipendenza o l'anoressia), si potrà patteggiare col paziente l'inizio della terapia con la condizione che intraprenda un programma di recupero o che riacquisti un peso minimo. Queste condizioni saranno utili per evitare che il paziente possa pensare che la terapia abbia delle proprietà "magiche" di guarigione e non debba implicare una parte di autocontrollo.
È importante cercare di introdurre nel lavoro una dimensione più affettiva e meno intellettualizzante. Cercare di aiutare i pazienti ad esprimere rabbia e critiche, nonché ad esprimere ciò per cui provano vergogna (rabbia sotto forma di indignazione e vergogna sono gli unici sentimenti che sembrano provare). Questi pazienti sono vessati dai sensi di colpa e dall'autocritica ed è importante che venga fatta luce su questi aspetti. Uno degli obiettivi potrebbe essere quello di raggiungere l'onestà emotiva.


ALCUNE INFORMAZIONI PER CAPIRE SE SI TRATTA DI DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO:

Oltre che per le sintomatologia appena menzionate si può parlare di disturbo Ossessivo - Compulsivo se ricorrono almeno quattro delle seguenti condizioni.

  • Lavarsi le mani ripetutamente, anche 10-20 volte al giorno
     
  • Mostrare una esagerato timore dei germi annidati.
     
  • Rigidità ed estrema insicurezza a dover prendere decisioni di qualsiasi natura nella vita sentimentale e  lavorativa.
     
  • Attualmente o nell'adolescenza ci si ritrova a contare ( strisce pedonali, pali, sommare i numeri delle targhe) o a compiere un movimento per tot volte sino a che non si era arrivati ad un numero prefissato.( se ciò avviene si ha la sensazione che non potrà succedere nulla di brutto).
     
  • Aver paura che prendendo in mano coltelli, asce e altri oggetti taglienti con cui si possa  pensare di far del male a se stessi o a persone care. Temere che un atto impulsivo vi induca a sterzare l'auto e uscire fuori strada. Temere che un atto impulsivo vi induca a gettarvi dalla finestra.
     
  • Dover tornare una volta usciti da casa, per insicurezza,  a verificare se si è spento il gas o la luce di casa: controllare più volte se sono chiuse bene le porte di casa o lo sportello dell'automobile; se il frigo è chiuso e funzionante..ecc
     
  • La mente sembra voler pensare insistentemente o a discussioni avvenute con altre persone ( famigliari, amici, colleghi di lavoro o col superiore) ma in maniera assillante ossessiva creando stanchezza mentale. A volte questi pensieri ossessivi
    compaiono anche di notte.
     
  • Avere costantemente o in alcuni periodi della giornata la sensazione di deglutire male,
    di oppressione al torace e/o nel respiro, di eseguire suoni gutturali ripetutamente con la voce come un tic nervoso..
     
  •  Dover sovente svuotare la vescica o l'intestino per non vivere stati ansiosi.
  • Alcuni di questi pensieri sono incorporei e " palesemente inutili" come quelli di "contare" spesso le strisce pedonali mentre si attraversano: oppure i gradini delle scale mentre si salgono;sommare i numeri delle targhe delle automobili; avere un ritornello musicale che insistentemente rimane nella mente: trovarsi a parlare da soli e/o ripensare sovente, con sentimenti avversi, a vicende accadute.
    Questi ed altri "rituali" se insistenti, possono rientrare nei Disturbi Ossessivi Compulsivi
    Per intenderci meglio,  i pensieri e gli atteggiamenti sopra citati sia se sono in grado di disturbare l'umore della persona, sia che non arrivano a tanto, rappresentano comunque il segnale, o il campanello di allarme, che qualcosa dentro non va, e che la nostra personalità è forse disturbata da un conflitto psicologico la cui causa andrebbe snidata al più presto per permetterci una vita migliore.
    I disturbi Ossessivi e i sensi di colpa creano un impoverimento delle capacità di " rispondere" in maniera adeguata agli altri, creando personalità "resistenti" e altri problemi tempestosi di varia natura.
    La maggior parte dei pazienti affetti da DOC riferisce di non condurre una vita sessualmente soddisfacente; ciò solo in parte può essere attribuito al fatto che molti di questi pazienti sono single (soprattutto i maschi) o vivono delle difficoltà nella loro vita di coppia, infatti, molti di loro riportano vere e proprie disfunzioni sessuali, almeno in parte, secondarie al DOC.
    In uno studio condotto su 44 pazienti con disturbo DOC è stato riportato che circa un terzo del campione lamenta un'ossessione di natura sessuale, la maggior parte delle quali riguarda l'attuazione d’impulsi sessuali contrastanti con le regole morali del paziente (relazioni extraconiugali o omosessuali, masturbazione, ecc). 
    L' atteggiamento cognitivo dei pazienti affetti da DOC è spesso caratterizzato da un' ipercoscienziosità che può sfociare in una valutazione negativa dei pensieri intrusivi di natura sessuale (presenti soprattutto nei maschi) con conseguenti sensi di colpa che possono compromettere la qualità della vita sessuale.
    Tra le disfunzioni sessuali maggiormente riferite ricordiamo l'anorgasmia (33% delle donne); i disturbi del desiderio sessuale (22%-25%); l'eiaculazione precoce (12%); e i deficit erettili (6%). Molti pazienti riferiscono di non aver mai avuto rapporti sessuali. Tra i pazienti coniugati molti riferiscono lunghi periodi d’astinenza dai rapporti (59). Le perversioni franche non si associano in genere a questa patologia anche se spesso il piacere appare legato ad una componente di dominio o di sottomissione e quindi ad aspetti sadici o masochistici.
    I pazienti cosiddetti "cleaners", quei pazienti cioè che ricercano ossessivamente la pulizia ricorrendo a rituali di lavaggio e di decontaminazione, talvolta evitano i rapporti sessuali temendo di venire contaminati da germi o dallo stesso sperma; oppure pretendono che i rapporti vengano preceduti da complessi rituali di pulizia. In questi casi, il disturbo sessuale non riguarda una delle fasi dell'atto sessuale (desiderio sessuale, eccitamento, orgasmo, eiaculazione) ed è preesistente al trattamento farmacologico, pertanto risulta agevole effettuare la diagnosi differenziale con i disturbi sessuali secondari a trattamento con psicofarmaci
    Il disagio dell' ossessivo rispetto all’emozione, la mancanza di spontaneità, 1’eccessivo controllo e la rigidità non consentono una libera e tranquilla espressione della sessualità. 
    L'atteggiamento di ipercontrollo può estendersi anche al piacere sessuale, pertanto, talvolta, i pazienti maschi cercano di controllare a lungo il riflesso eiaculatorio protraendo così per lungo tempo il rapporto sessuale.
    Spesso gli ossessivi sono attratti più dall' aspetto erotico che da quello affettivo del rapporto sessuale; il sesso viene, pertanto, vissuto come prestazione, della quale vengono privilegiati i parametri quantiticabili:
    durata, frequenza, numero di orgasmi, quantità di eiaculato, ecc.
    Un adolescente con notevoli tratti ossessivi sentiva l'impellente bisogno di misurare il volume del proprio eiaculato, cosa che faceva costantemente dopo essersi masturbato. In una fase successiva della vita non gli bastava più tale controllo, infatti comprò un microscopio per osservare i propri spermatozoi al fine di valutarne il numero e la motilità. 
    L'insicurezza che caratterizza queste persone si estende anche alla relazione di coppia, così, temendo di non essere perfetti si sentono in competizione con i potenziali concorrenti. I maschi temono di non possedere genitali dalla forma o dalle dimensioni adeguate, spesso ricorrendo ad osservazioni o misurazioni prolungate; talvolta arrivano ad esporre i propri dubbi a medici. Le donne temono di non essere sufficientemente carine o di avere difetti fisici, talvolta arrivando a richiedere interventi di chirurgia estetica. I concetti di "resistenza", "interferenza" ed "insight"
    Nella stima clinica del Disturbo Ossessivo–Compulsivo è importante la definizione dei concetti di "resistenza", "interferenza" ed "insight".

    Con il termine "resistenza" si indica la forza (interiore) con la quale il paziente cerca di opporsi al pensiero ossessivo o al rituale compulsivo. Essa ha caratteristiche dinamiche in quanto non è fissa, ma variabile nel senso che può essere elevata in un determinato ambito, molto ridotta in un altro. Nelle forme più gravi di Disturbo Ossessivo–Compulsivo la "resistenza" può essere del tutto assente.

    L'"interferenza" vuole dire "quanto" i fenomeni ossessivo–compulsivi interferiscono con lo svolgimento delle normali attività dell'individuo affetto; le forme più gravi di Disturbo Ossessivo-Compulsivo sono quelle nelle quali l'"interferenza" è maggiore.

    Con il termine di "insight" si suole indicare il livello di consapevolezza che il paziente ha della propria malattia e della reale interferenza che essa esercita sul suo funzionamento sociale, familiare e lavorativo. Il grado di "insight" nei pazienti ossessivo-compulsivi è variabile e nelle forme più gravi può essere nullo; queste forme vengono definite "psicosi ossessivo-compulsiva".

Sottotipi:

Ossessioni e Checking
Si tratta di ossessioni e compulsioni che implicano timori ricorrenti e controlli protratti e ripetuti correlati al dubbio di aver dimenticato qualcosa o di aver fatto un errore o danneggiato qualcosa o qualcuno inavvertitamente. Il timore è che una propria azione o omissione sia causa di disgrazie. Controlli tipici riguardano l’aver chiuso la porta di casa, il gas o l'acqua; di aver contato bene i soldi o non aver scritto parole blasfeme.

Pulizia e lavaggi
Ossessioni e compulsioni connesse al rischio di contagi o contaminazioni. Le persone che ne soffrono sono tormentate dall'insistente preoccupazione che loro stessi o un familiare possa ammalarsi entrando in contatto con qualche invisibile germe o sostanza tossica. Agenti "contaminanti" comprendono sostanze come urine, sangue, sudore, saponi, solventi e, per generalizzazione, tutti gli oggetti o persone potenzialmente veicolo di queste sostanze. Il contatto con la sostanza temuta è seguita da rituali tesi a neutralizzare la contaminazione, ovvero rituali di lavaggio (es. lavaggio ripetuto delle mani, dei vestiti o di oggetti personali).

Accumulo
E' un tipo di sintomo piuttosto raro che consiste in condotte di accumulo e conservazione di oggetti, anche insignificanti e deperibili (es. giornali, pacchetti di sigarette vuoti, bottiglie vuote) giustificate dal paziente con il timore di gettare via qualcosa che "un giorno o l'altro potrebbe servire". Le condotte di accumulo non sono generalmente accompagnate da ossessioni. Lo spazio occupato dalle "collezioni" può arrivare a occupare gran parte dello spazio in casa. Questi soggetti sono generalmente poco critici riguardo ai loro rituali.

Simmetria e Ordine
Si tratta di sintomi correlati a un’intolleranza alla percezione che gli oggetti siano posti in modo disordinato o asimmetrico. Libri, fogli, penne, asciugamani, videocassette, abiti, piatti, devono risultare perfettamente allineati, simmetrici e ordinati secondo una precisa logica (es. dimensione, colore). Quando il paziente percepisce asimmetria o disordine si impegna anche per molte ore a riordinare questi oggetti, fino a sentirli “a posto”. Le ossessioni di ordine e simmetria possono riguardare anche il proprio corpo (es. pettinatura dei capelli, abiti).

Un modello
Abbiamo tutti degli amici che stimiamo per la loro capacità di essere sempre puntuali, sempre attenti a cui non sfugge nulla e che sarebbero in grado di organizzare un viaggio in terre lontane dotandoci di tutti i particolari che potrebbero rassicurarci.
Queste persone non soffrono sicuramente di un disturbo ossessivo ma potrebbero, sotto l'effetto di uno stress aumentare esageratamente il livello di attenzione, di rigore di precisione, di amore per il dettaglio.
Qual' è la differenza esistente tra queste caratteristiche di personalità ed il paziente ossessivo?
Immaginiamoci allora che una persona precisa e severa rimanga intrappolata all'interno dei suoi pensieri e dei suoi comportamenti, finendo col passare il tempo alla ricerca disperata di vie di uscita dalla propria inutile e disperata ripetitività.
Noi tutti cerchiamo di difenderci dalle infezioni, ma non ci laviamo le mani 300 volte al giorno, ci difendiamo dai ladri ma non trascorriamo un'ora a controllare la chiusura della porta, abbiamo dubbi e insicurezze ma non abbiamo bisogno di rifare un gesto anche 100 volte per sentirci sicuri.
Il paziente ossessivo non riesce a porsi dei limiti, nel pensiero e nel comportamento ed esaspera tutto alla ricerca di un perfezionismo impossibile e soprattutto irrealizzabile

 

Effettivamente le persone che hanno delle ossessioni, cioè dei pensieri intrusivi, ricorrenti e  inappropriati, mettono spesso in atto, per scacciarli,  delle compulsioni , che possono avere la forma di comportamenti ripetitivi apparentemente insensati o delle azioni mentali  (contare, pregare, ripetersi frasi, formule, pensieri positivi o numeri fortunati) per scongiurare la possibilità che si avveri il contenuto del pensiero ossessivo e ridurre di conseguenza l'ansia. E' il caso della persona che, pensando automaticamente ad  una bestemmia nel momento in cui vede un riferimento a delle sacralità, tenta di scongiurare la "inevitabile" punizione divina ripetendo mentalmente, o talvolta bisbigliando, ben precise preghiere o formule magiche.

Le compulsioni che la persona mette in atto sono legate al contenuto dell'ossessione, così se la persona ha l'ossessione di poter contaminare  gli altri si laverà compulsivamente le mani ogni volta che dovrà incontrare qualcuno oppure cercherà di evitare le situazioni in cui è costretto a farlo.

La vita di queste persone può essere così inficiata dalle preoccupazioni che ai loro stessi occhi spesso appaiono eccessive ma a cui non riescono a sottrarsi se non con le compulsioni o con l'evitamento.

Il timore dell'abbandono per essersi resi  colpevoli di un danno all'altro è il timore più "alto" nella gerarchia delle preoccupazioni di un ossessivo, il timore dal quale l'ossessivo cercherà di difendersi tutta la vita tentando di essere sempre bravo, anzi perfetto!

Identità personale
Queste persone vivono con la costante preoccupazione del giudizio non solo altrui, anche del loro che è spesso ancora più esigente ed inflessibile. Raggiungere la perfezione (cosa da loro considerata possibile) li protegge dalle critiche, situazione per loro insostenibile, e permette loro di sentirsi bravi e quindi accettati. Questa ricerca della perfezione rende però spesso difficile il normale svolgimento di banali  compiti. Essi tendono infatti a porre eccessiva attenzione ai dettagli, a discapito della visione d'insieme. Spesso faticano a distinguere ciò che è rilevante da ciò che non lo è e questo rende difficile prendere delle decisioni, in particolare quelle basate su preferenze individuali ("cosa mi piace?") e sulle emozioni ("amo o no Marco?").

Emozioni
La persona che soffre di questo disturbo fa sovente molta fatica a lasciarsi andare alle emozioni. Generalmente tenta di controllarle, non riuscendoci completamente tende a percepire come esageratamente intensi anche minimi stati emotivi e vi reagisce in maniera sproporzionata alle circostanze.Queste persone percepiscono le emozioni ma le "congelano" razionalizzandole, dando loro una valutazione morale, discriminandole tra emozioni socialmente e personalmente accettabili e quelle vergognose per sé e per gli altri (rabbia, desiderio sessuale,...).Gli ossessivi danno giudizi morali molto severi e sono molto sensibili alle emozioni quali colpa e  vergogna, per questo devono sempre controllare che tutto sia perfetto e ineccepibile. Tendono inoltre ad assumere su di loro una responsabilità sproporzionata e questo li costringe a rigidi e ripetuti controlli di tutto ciò che fanno per evitare errori.

Che fare per aiutarsi?
Uscire dal circolo vizioso non è facile ma non è nemmeno impossibile. Bisogna innanzitutto ammettere di aver bisogno di aiuto e accettare che sia qualcun' altro a prestarcelo per un certo periodo di tempo.

 Uno specialista conosce il problema, che è comune a molte persone, e ascolta l'individuo senza giudicare né criticare. Presta le sue attenzioni al malessere della persona per ricostruire insieme il significato dei pensieri intrusivi e per costruire una tecnica di intervento per frenare le compulsioni finchè i pensieri intrusivi stessi, avendo svelato il loro significato, non diminuiranno o spariranno o saranno comunque meno dolorosi per il paziente.

La vita emotiva della persona è strettamente connessa a questi pensieri. Emozioni e credenze personali generano i pensieri intrusivi, emozioni e ulteriori pensieri sulla propria persona sono creati dalle ossessioni stesse (sensi di colpa, domande circa l'essere matto o cattivo,..). La loro osservazione e "studio" assieme ad uno psicologo o psicoterapeuta permette di ricostruire parti della propria vita e dar loro un significato, esplorare le proprie emozioni e i propri gusti personali per riuscire ad orientare la propria vita non solamente seguendo il senso del dovere, solitamente molto forte in chi soffre di questo disturbo.

Conclusioni
E' probabile che molte persone che stanno leggendo questo articolo si ritrovino almeno parzialmente in quanto descritto. I pensieri automatici intrusivi appartengono infatti a tutti e in alcuni casi sono positivi; l'immaginazione e la creatività, ad esempio, sono alimentate da intrusioni che il soggetto valuta positivamente ed utilizza costruttivamente. Ciò che fa la differenza è il contenuto del pensiero, la frequenza e quanto questo sia disturbante per la vita dell'individuo. Come abbiamo prima descritto, i pensieri ossessivi creano spesso forte disagio tanto da costringere il soggetto a mettere in atto comportamenti o azioni mentali volontari per non provare malessere. Questi comportamenti possono essere apertamente disturbanti per il normale svolgimento della vita (passare molto tempo a lavarsi le mani, a contare invece che portare avanti il lavoro,...) con il rischio di venire per questo derisi e allontanati. Il meccanismo che l'ossessivo mette in atto per scongiurare il timore di essere allontanato (ricerca della perfezione, assunzione eccessiva di responsabilità, severo giudizio morale,....) entra in un corto circuito e finisce con il favorire proprio l'evento temuto: l'allontanamento dagli altri. Questo a sua volta infierisce sull'autostima che porta spesso ad un inasprimento del circolo vizioso con una maggiore ricerca della perfezione e così via

 

 

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