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a cura della
dott.ssa Anna Maria Trapani
Ultimamente con
l’evolversi del mondo lavorativo si sta
sempre più diffondendo il mobbing
si presenta, nell'accezione più comune
in
Italia,
come un insieme di
comportamenti
violenti
(abusi
psicologici,
maltrattamenti, soprusi, emarginazione,
umiliazioni, maldicenze, etc.) eseguiti
da parte di superiori e/o colleghi nei
confronti di un lavoratore, prolungato
nel tempo e lesivo della dignità
personale e professionale nonché della
salute psicofisica dello stesso. I
singoli atteggiamenti molesti (o
emulativi) non raggiungono
necessariamente la soglia del reato né
debbono essere di per sé illegittimi, ma
nell'insieme producono danneggiamenti
plurioffensivi anche gravi con
conseguenze sul patrimonio della
vittima, la sua salute, la sua esistenza.Il
termine mobbing presenta alcune
difficoltà nella definizione, a seconda
del contesto in cui viene inserito
infatti assume diverse connotazioni.
Prima di tutto è confuso con molti altri
comportamenti che avvengono negli
uffici: violenza psicologica, terrorismo
psicologico (psychological terrorizat).
In questo ambito però ciò che preme
rilevare riguarda le forme di patologie
lavorative, fenomeni di sofferenza
psicologica che nascono nei contesti in
cui si esercita la propria professione e
che poi si riservano nella vita
personale e familiare dei soggetti che
ne sono coinvolti. Tali sofferenze,
nella maggiorparte dei casi, derivano da
vere e proprie forme di persecuzione,
maltrattamento, molestia, intimidazione,
a volte però sono la conseguenza anche
di una sottile, quasi impercettibile,
violenza che si perpetua nell’ambiente
di lavoro nei confronti di una vittima
eletta.
Questa capillare violenza si configura
solitamente, almeno all’inizio, come
un’esclusione, un sovraccarico di lavoro
per divenire una forma alternativa di
licenziamento: spesso infatti assume la
forma di una strategia aziendale.
Abuso lavorativo (work abuse).Spadroneggiamento
(bossing): con questo termine
si indica una sola azione compiuta
dell’azienda stessa, dalla direzione o
dall’amministrazione del pesonale
(risorse umane), nei confronti di uno o
più dipendenti, quasi sempre con il
preciso scopo di indurli alle
dimissioni.
Astio cronico sul lavoro e aggressione
aziendale, volenza tra parigrado,
amministrazione bruta, vittimizzazione ,
violenza leggera .La parola mobbing,
quindi, può essere confusa con molti
altri termini che fanno vedere
comportamenti oppressori che un soggetto
commette nei confronti di altri soggetti
ritenuti più deboli.
Da un punto di vista etimologico il
termine mobbing ha origine da una
locuzione latina mobile vulgus che
significa "il movimento della gentaglia,
il fuoco plebeo", infatti, il sostantivo
inglese mob indica "folla, moltitudine
disordinata, tumultuante, violenta,
marmaglia, plebe..." e il verbo to mob
indica "attaccare, assalire, malmenare,
aggredire". L’aggiunta sel suffisso -ing,
operata dal grande etologo Konrad Lorenz
per indicare un tipo di comportamento
animale: quando un gruppo di piccoli
uccelli attacca e allontana un uccello
più grande dal proprio territorio. Il
termine ha dunque acquistato maggiore
potenza metaforica per esprimere con
tutta la forza dell’immagine
dell’assalto e dell’accerchiamento di
gruppo, la situazione di terrore
psicologico dovuta all’isolamento della
vittima di fronte all’ostilità degli
altri. Negli anni Ottanta il termine
venne ripreso dallo psicologo del lavoro
Heinz Leymann, il quale lo applicò ad un
nuovo disturbo che aveva osservato in
alcuni operai e impiegati svedesi
sottoposti ad una serie di intensi
traumi psicologici sul luogo di lavoro.Da
allora in poi per mobbing s’intendono:
tutti quei comportamenti violenti che
si verificano sul posto di lavoro
attraverso atti, parole, gesti, scritti
vessatori, persecutori, intenzionali e
comunque lesivi dei valori di dignità di
personalità umana e professionale, che
arrecano offesa alla dignità e integrità
psico-fisica di una persona fino a
mettere in pericolo l’impiego, o di
degradare il clima aziendale.
Comunque data la nuova natura di questo
fenomeno non esiste ancora
un’universalità di terminologia a
livello mondiale, per esempio in
Norvegia, Giappone e paesi anglosassoni
si usa ancora il termine bullismo,
mentre in Francia è usato il termine
molestie morali (harcèlement morale).
Diversi autori hanno tentato di metere
in luci diversi effetti del mobbing
sulle vittime, i cui disturbi, oltre
all’ansia arrivano ad essere perfino
patologici, come la depressione o
disturbi somatoformi:
Leymann
Fu il pioniere dell’analisi della
violenza psicologica sul lavoro. Tedesco
di nascita nel 1955 si trasferisce in
Svezia dove avvia i suoi studi sul
mobbing lavorativo grazie ai fondi del
governo svedese. Fonda a Karlskrona una
clinica per il trattamento delle
malattie provocate dal mobbing che
chiuse pochi anni prima della sua morte,
avvenuta nel marzo del 1999.
Il terrore psicologico o mobbing
lavorativo consiste in una comunicazione
ostile e non etica diretta in maniera
sistematica da parte di uno o più
individui generalmente contro un singolo
che, a causa del mobbing, è spinto in
una posizione in cui è privo di appoggio
e di difesa e lì costretto per mezzo di
continue attività mobbizzanti. Queste
azioni si verificano con una frequenza
piuttosto alta (almeno una alla
settimana) e su un lungo periodo di
tempo (per una durata di almeno sei
mesi).
• Harald Ege
Ricercatore tedesco che vive e lavora in
Italia dalla prima metà degli anni
Novanta. E’ uno specialista in relazioni
industriali, ha svolto alcune ricerche
nell’ambito della psicologia del lavoro.
A partire dal 1996, all’interno della
sua collana di libi sul mobbing, ha
pubblicato gli unici testi in italiano
sull’argomento. Ha fondato a Bologna
l’organizzazione no profit Prima,
Associazione Italiana contro Mobbing e
Stress Psicosociale, che si occupa di
asistenza e formazione per vittime della
violenza psicologica sul lavoro.
• Tim Field
Autore inglese che scrive libri sul
bullying lavorativo. Prima di fondare il
primo telefono amico britannico per
mobbizzati, la UK National Workplace
Bullying Advice Line, era capo
dell’Assistenza Clienti di un’importante
azienda che produce compiuter. Nel 1994
divenne il bersaglio di un capo tiranno:
i continui soprusi misero in pericolo il
suo equilibrio mentale e fu costretto a
licensiarsi. Negli ultimi anni è
diventato molto famoso nel mondo di
Internet grazie al suo sito Bully on
Line.
• Marrie France Hirigoyen
Psichiatra, psicanalista e
psicoterapeuta familiare.
Il mobbing si definisce come
comportamento abusivo (gesti,
parole,comportamento, atteggiamento...)
che minaccia, con la sua ripetizione o
la sua sistematizzazione, la dinità o
l’integrità psichica o fisica di una
persona, mettendo in pericolo il suo
posto di lavoro o degradando il clima di
lavoro.
• Gli sportelli antimobbing
Nella
realtà italiana gli sportelli
antimobbing rappresentano l’unico e
insostituibile punto di riferimento per
le vittime della violenza sul lavoro.
In
particolare gli sportelli della CGIL di
Roma, sono travolti da richieste
d’incontro provenienti non solo da tutta
la regione, ma anche da altre regioni d’italia.
Regione Lazio,
legge regionale 14/03/2001
Definizione di mobbing. Ai fini della
presente legge per "mobbing" s’intendono
atti e comportamenti discriminatori o
vessatori protratti nel tempo, posti in
essere nei confronti di lavoratori
dipendenti, pubblici o privati, da parte
di un datore di lavoro o da soggetti
posti in posizione sovraordinata ovvero
da altri colleghi, e che si
caratterizzano come una vera e propria
forma di persecuzione psicologica o di
vilenza morale. Gli atti ed i
comportamenti di cui al comma 1 possono
consistere in: pressioni o molestie
psicologiche; calunnie sistematiche;
maltrattamenti verbali ed offese
personali; minacce o atteggiamenti
mirati ad intimorire ingiustamente o
avvilire, anche in forma velata o
indiretta; critiche immotivate o
atteggiamenti ostili; delegittimazione
dell’immagine, anche di fronte a
soggetti estranei all’impresa, ente o
amministrazione; esclusione o immotivata
marginalizzazione dell’attività
lavorativa; attribuzione di compiti
esorbitanti o eccessivi, e comunque
idonei a provocare seri disagi in
relazione alle condizioni fisiche del
lavoratore; attribuzione di compiti
dequalficanti in relazione al profitto
professionale posseduto; impedimanto
sistematico ed immotivato all’accesso a
notizie ed informazioni inerenti
l’ordinaria attività di lavoro;
marginalizzazione immotivata del
lavoratore rispetto ad iniziative
formative, di riqualificazione e di
aggiornamento professionale; esercizio
esasperato ed eccessivo di forme di
controllo nei confronti del lavoratore
idonee a produrre danni e disagi.
Ma chi sono i mobbizzati? In Italia non
esiste normativa in materia a questo
fenomeno, a differenza di altri paesi
europee: queste persone si presentano
quindi spaventate, incerte se
l’interlocutore al quale si stanno
rivolgendo sia in grado di offrire loro
un concreto aiuto.
L’iter di trattamento da parte dei
competenti sindacali , affiancati da
psicologi, prevede un’analisi
preliminare della condizione lavorativa
che i soggetti denunciano come lesiva
per la loro integrità psicofisica.
Il mobbing non è una patologia, ma una
qualità necessaria lavorativa
disfunzionale che in quanto tale, può
comportare effetti negativi sulla salute
delle persone coinvolte.
Tuttavia, i primi segni che
l’aggressione comporta sono di tipo
psicosomatico e sono legati allo stato
ansioso che un’azione di mobbing procura
alla persona bersaglio.
Le
persone che giungono nei pochi sportelli
antimobbing dichiarano di provare
cefalea, dolori muscolari, disturbi
dell’equilibrio(ad es. vertigini) le
malattie alla pelle e diversi altri
disturbi permanenti.Per la maggiorparte
delle vittime quindi l’unica soluzione è
la presentazione delle dimissioni, per
altri invece è importante ricercare nei
meandri di una legge ancora, purtroppo
inesistente nel nostro Paese
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