STRATEGIE PER LA MENTE

[Home] [Chi siamo] [Attività svolte][Partners] [Assemblee] [Contatti]

 

Enciclopedia Menteviva Conoscere e aiutare la mente dalla  A alla Z

A B C D E
F G H I J
K L M N O
P Q R S T
U V W X Y
Z B C D E
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Enciclopedia Menteviva

Narcisismo

 

a cura della dott.ssa Anna Maria Trapani

Dal mito al tipo psicologico

Il mito narra che Narciso era un giovane di rara bellezza e amato dalle ninfe, ma le ricambiava con cinica indifferenza. La dea Nemesi lo punì, non per la sua vanità (non ostentava le sue doti), ma per la sua insensibilità e durezza d'animo. Lo fece innamorare della sua immagine riflessa in un lago: per abbracciarla, Narciso si tuffò e annegò. Secondo una versione del mito, egli non sapeva che quella fosse la sua immagine. Sul lago crebbe un fiore col capo chino, che da lui prese il nome.

 Il compiacimento di sé
L'ostentazione di forza che cela fragilità

Il narciso si compiace di sé stesso, è convinto di avere doti superiori alla norma, le esibisce orgogliosamente, esponendosi all'ammirazione altrui. Il narcisismo si riferisce soprattutto alle doti estetiche, mentre la convinzione della propria superiorità intellettiva è la superbia, anche se le dinamiche psicologiche sono assimilabili.  Il narciso ha bisogno dell'approvazione e dei riconoscimenti degli altri, è interamente rimesso al loro verdetto. Ostenta vanità e sicurezza, ma intimamente teme un giudizio negativo, e ne soffrirebbe. Manca di autonomia e il suo sé non è solido e strutturato, ma fragile e insicuro.

Origine psicologica del narcisismo
Il narcisismo si sviluppa per le frustrazioni subite nell’età evolutiva, quando il bambino volge ad altri o ad altro le sue pulsioni (dopo aver superato il narcisismo primario) ed è respinto.

Il narcisismo è un disturbo della personalità e, in termini generali, l'amore che una persona prova per la propria immagine e per se stesso. Havelock Ellis introduce tale termine nel 1892 in un suo studio sull'autoerotismo, per indicare il tipo di perversione sessuale in cui l'individuo preferisce sessualmente il proprio corpo.

 Versante grafologico del narcisismo
Il narcisismo – come si è visto - è una condizione psicologica egocentrica ed infantile: amando la propria immagine il soggetto si sente al centro dell’universo. Secondo Freud l’individuo si sviluppa passando dal narcisismo primario totalizzante fino alla conquista del pensiero oggettivo e della capacità di amare non solo se stesso, ma anche l’altro. Il narcisismo come investimento di energia psichica su di sé non scompare ma del tutto, perché risponde ad una esigenza di autoconservazione. Occorre bilanciarlo con l’energia investita verso gli altri (ama il tuo prossimo come te stesso). In caso contrario il narcisismo può diventare patologico, in quanto allontana dalla realtà e diventa una regressione in risposta ad un ambiente non saturante che produce un vuoto affettivo L'incapacità di amare il prossimo sembra dovuta ad eccessivo amore materno che comporta una mancata uscita dalla fase infantile, senza alcun senso della realtà né stima di sé e con la conseguente paura di confrontarsi con gli altri in modo serio e maturo.Freud , che presenta il suo primo saggio sul narcisismo nel
1914 (Introduzione al narcisismo), ne amplia il significato introducendo i concetti di narcisismo primario e di narcisismo secondario o protratto. Il narcisismo primario è inizialmente, per Freud lo stadio intermedio tra l'autoerotismo e l'alloerotismo (o fase dell'amore oggettuale), nel quale il bambino investe tutta la sua carica erotica su se stesso prima di rivolgerla verso altre persone. Nella fase del narcisismo primario l'appagamento è ancora autoerotico, ma riferito ad un'immagine unificata del proprio corpo o ad un primo abbozzo di Io e non più puramente sessuale. Un arresto allo stadio autoerotico disporrebbe alla schizofrenia. Successivamente Freud pone tale narcisismo primario in una fase della vita antecedente a qualsiasi costruzione dell'Io, senza alcuna relazione oggettuale, come nella vita intrauterina.

 

Recenti studi sul narcisismo

Tra gli psicoanalisti più vicini ai nostri giorni va annoverato tra i maggiori studiosi del narcisismo lo psicoanalista statunitense Heinz Kohut considerato tra i principali promotori delle più recenti tendenze di pensiero in seno alla psicoanalisi che vanno dalla psicoanalisi relazionale a quell'altra sua espressione dove si accentua ancor di più l'elemento intersoggettivo presente nella relazione che è appunto la psicoanalisi intersoggettiva.Due sono le fondamentali ragioni per cui lo studio del narcisismo appare di grande rilevanza nella psicoterapia. La prima ragione è che il narcisista rappresenta il perdente per antonomasia e colui al quale è riservato il più grande quoziente di sofferenza inutile e autoprodotta; la seconda ragione è che il narcisismo non è solo una sofferenza mentale in sé, ma anche il fondamento e il cuore di ogni tipo di sofferenza mentale, di cui costituisce il nucleo della distruttività. Per la sua pervasività il narcisismo, più che una psicopatologia a sé stante, può essere considerata una malattia immunitaria della psiche, poiché rappresenta un sostrato di fragilità e di illusorietà su cui attecchiscono con facilità i sintomi clinici. Fortemente radicato nella società moderna, il narcisismo può essere letto come un inquinamento ecologico della psiche collettiva, che è nutrita da miti socioculturali perniciosi, contrari alla salute mentale e all’evoluzione della coscienza verso forme di vita più creativa, serena e consapevole.

Il carattere narcisistico

Il carattere narcisistico è emblematizzato dal bisogno inappagabile di essere sempre considerato migliore. Associato ad intensa ambizione e a scarsi valori, il carattere narcisistico è polarizzato su miti esteriori di successo, ricchezza, prestigio e su obiettivi superficiali di bellezza e potere.

Sottende il carattere narcisistico l’aspettativa idealistica che tutto debba avvenire come si desidera e si crede giusto secondo prospettive egocentrate. Il rifiuto della frustrazione, la ricerca di conferma sempre e comunque, l’estrema vulnerabilità alle critiche, l’intima insicurezza e l’esterna arroganza e presunzione sono gli aspetti più evidenti del carattere narcisistico.

Dipendente dall’approvazione altrui, e peraltro non libero e condizionato, il narcisista è marchiato in maniera onnipotente e irrealistica al controllo e al potere, in nome del quale si dissocia dai propri sentimenti di fragilità e dai bisogni più profondi del proprio essere, vissuti spesso come minaccia per le proprie finalità autoaffermatorie di successo e possesso.

Il fazioso innamoramento di sé, tipico del narcisista, e l’ostinata   negazione dei propri difetti, limiti ed errori, porta al rifiuto del sentimento della colpa reale, all’incapacità di amare, allo sviluppo del cinismo, dell’indifferenza e della manipolazione, nonché a gravi disarmonie nell’equilibrio psicosomatico.

Penetrando nella fenomenologia della sofferenza narcisistica si può riconoscere che il narcisista rappresenta la tipologia psicologica più separata dalla reale natura del Sé; incarnando un falso sé grandioso e illusorio, il narcisista è per emblema la personalità più lontana dalla conoscenza della sua vera natura, dall’espressione delle proprie potenzialità e dei propri talenti, così come dalla consapevolezza della propria debolezza e dei propri reali bisogni.

A causa della basica non conoscenza di se stesso, il narcisista sceglie, senza saperlo, ciò che è male per sé, prende strade sbagliate, considerandole giuste, fa scelte inopportune, credendo di fare ciò che è utile a sé, e per questa grande illusorietà si trova a raccogliere frutti opposti a ciò che crede di avere seminato, senza dubbio assai lontani da quello che realmente occorre ad ogni essere umano per essere sano, forte e felice.

Intorno al nucleo dell’inconsapevolezza di sé e delle conseguenti scelte di vita e di relazioni sbagliate, si articola un coacervo di esperienze fallimentari che sviluppano nel narcisista un’immagine di sé impoverita, portatrice di senso di inferiorità e di vergogna, in contrasto con il modello ideale grandioso che sottende le sue motivazioni, e un’immagine della realtà negativa, troppo potente e minacciosa, che produce paura, avversione e invidia.

La relazione disfunzionale con se stesso e con il mondo costruisce nella mente narcisistica una somma di conflitti (interni ed esterni), complessi (inferiorità e abbandono) ed emozioni dolorose (paura, rabbia, impotenza e vergogna), che lo spingono sempre più ad attività difensive ed a scelte compensatorie di carattere materialistico, estrovertito ed edonistico.

Preda del falso sé, che corre dietro alle lucciole dell’ “avere”, del successo esteriore e dell’acclamazione altrui, il narcisista sperimenta la teatrale rinuncia alla conoscenza della bontà e della dignità intrinseca alla natura umana, rappresentando per antonomasia un’esistenza apparentemente socializzata ma intimamente solitaria e priva di valori, in cui il terrore della morte, della vecchiaia e della malattia si sviluppano col passare del tempo accanto ad un vuoto di autostima e di sfiducia nella vita.

Va sottolineato che se la direzione del narcisismo è guidata dal principio del piacere, il suo effetto, viceversa, è legato all’istinto di morte: come sottolinea il mito di Narciso, questi, fanaticamente attratto dalla sua immagine riflessa nell’acqua, muore cadendovi dentro. Il tema della morte è emblematico degli effetti dell’inconsapevolezza egocentrica, che produce azioni in contrasto con la vera natura del Sé e con i veri bisogni e valori dell’esistenza, estraniando la coscienza dalle necessità evolutive e da quelle certezze che si trovano solo nel cuore di ogni essere umano.

Grande attenzione va data alla comprensione delle aspettative narcisistiche idealiste e onnipotenti ed al superamento delle difese che si ergono contro il pericolo delle cariche distruttive dovute alla sofferenza reattiva del bambino interiore. L’osservazione attenta della relazione genitore-bambino svela l’operato difensivo del mediatore, che cerca di occultare gli aspetti che acuiscono il conflitto tra i due, alleandosi con il genitore o il bambino e rimuovendo i fattori dell’aggressività, della debolezza e dei limiti produttori di paura e di vergogna.

È il vittimismo, quale sentimento di essere trattato ingiustamente, che va posto in primo piano, come la voce del bambino interiore in risposta alla pretesa onnipotente del genitore. 
L’autorappresentazione di se stesso vittima e carnefice, quale risultato dell’agire interrelato delle subpersonalità del bambino e del genitore, dovrà cedere il posto a una più matura autorappresentazione, che riconoscerà questa dualità interna da una più unificata e sapiente posizione. Dovrà, in altre parole, svilupparsi un nuovo centro di coscienza che, invece di occultare, accolga l’imperfezione e i limiti e, con essa, la frustrazione
inevitabile che la vita dà, e medi, secondo principi realistici, le richieste morali, quelle pulsionali e quelle della realtà.

I conflitti narcisistici sono impregnati di egoismo e non sono risolubili senza una trasformazione delle motivazioni verso la vita e del pensiero che guida l’azione: prima tra di esse è l’importanza personale esagerata, da cui è generata l’aspettativa irrealistica di come dovremmo essere, di come dovremmo trattare il mondo e di come dovremmo essere trattati dal mondo.

Il risanamento della struttura tripartita della personalità richiede un’elaborazione emotiva, attraverso pratiche che implicano il lavoro con il corpo, ed un’elaborazione cognitiva, che riconosca il modo di pensare disfunzionale e gli atteggiamenti idealistici e onnipotenti che lo preparano e lo sottendono. Nel narcisismo le emozioni di impotenza, rabbia, risentimento, vergogna, invidia e odio sono il risultato di un pensiero disfunzionale che non contempla la capacità di accettare i propri limiti e di assumersi le implicazioni di questa accettazione, che richiede di accettare la disconferma altrui.

Occorre sapere qual è il retto modo di pensare che precede l’agire: senza la consapevolezza di ciò che è bene e di ciò che è sano le componenti emotive diventano drammatiche. La rabbia e il senso illusorio di essere non capiti e maltrattati, tipici del narcisista, non possono essere affrontati in se stessi se non si comprende che essi sono la risposta a un non retto pensare, ovvero al pensiero di chi in realtà cerca nel mondo solo uno specchio che accetti indiscriminatamente il proprio modo di essere. I fattori non etici del carattere narcisistico: arroganza, superbia, presunzione andranno riconosciuti come radici del conflitto della struttura tripartita, concause della rigidità e della chiusura ostile che produce sofferenza mentale, nonché della fragilità e della fondamentale incapacità di amare.

È necessario riconoscere come gli atteggiamenti narcisistici infantili costruiscono l’opposto di ciò che cercano e ispessiscono la percezione irrealistica di se stessi e del mondo. Esempio:

v la richiesta onnipotente costruisce il sentimento d’impotenza;

v la pretesa di essere sempre accettati costruisce l’incapacità di asserire opinioni e dissenso per paura del giudizio altrui;

v la paura della propria assertività crea l’incapacità di difendersi dall’aggressività altrui;

v l’incapacità di riconoscere i propri errori e le colpe reali porta alla confusione tra bene e male;

v l’incapacità di assumersi la responsabilità delle conseguenze delle proprie azioni porta al fallimento dell’intenzionalità;

v l’incapacità di accettare che altri siano preferiti e migliori di se stessi perché si vuole essere il migliore porta a incertezza e fallacità.

I miti distruttivi sono caratterizzati da assunzioni inconsce e da coazioni a ripetere modalità distruttive, che si manifestano in comportamenti ripetitivi intessuti di un simbolismo carico di istinto di morte.

Concludendo questa breve panoramica dell’approccio integrale al narcisismo, in particolare al narcisismo nevrotico, voglio sottolineare che, per sviluppare la consapevolezza delle componenti narcisistiche, di grande utilità è la pratica meditativa Vedanta di autosservazione, che allena ad osservare nel qui ed ora il soggetto sperimentatore della realtà, ed il pensiero che usa per giudicare la realtà. Questa esplorazione pone facilmente in contatto con le subpersonalità.

Lo sviluppo di un pensiero portatore di verità rieduca l’orgoglio di appartenere a se stesso e l’avidità di beni transitori, verso forme più garanti e sicure di esistenza.

Il narcisismo «celato»

Ci sono diversi tipi di narcisisti, ma hanno tutti un medesimo problema: sono alla ricerca di una amore che non riescono a trovare. I nove diversi tipi di narcisisti sono: l’insaziabile, l’amante speciale, l’amante del potere, il «corpo», il rabbioso, il seduttore, il fantasioso, il martire e il salvatore. Non esistono i tipi puri, spesso l’insaziabile può diventare rabbioso o l’amante speciale il seduttore.

  1. È una persona che ha un grande bisogno di essere amata e ma non è mai soddisfatta. Dice sempre di non ricevere amore a sufficienza, teme l’abbandono e il rifiuto.
  2. L’amante speciale
    È convinto che nessuno possa amare come ama lui. Idealizza l’amore per l’altro ma non vede chi gli sta accanto come è realmente.
  3. L’amante del potere
    È arrogante, dispotico, disposto a umiliare, qualche volta a terrorizzare, i suoi dipendenti, cioè gli «inferiori». La cosa più importante è la carriera.
  4. Il «corpo»
    Attribuisce alla sua immagine un’enorme importanza e la sua autostima dipende da essa. Ha bisogno di piacere e vuole che tutti riconoscano la sua bellezza per
    sentirsi una persona che vale. Ha una cura ossessiva del proprio fisico, così facendo dimentica i suoi veri problemi.
  5. Il seduttore
    È una persona incantevole ma è motivata da mire egoistiche. Crede di poter utilizzare e sfruttare gli altri grazie al suo charme. Prova quasi piacere a ferire l’innamorato con l’infedeltà e l’inganno
    .
  6. Il fantasioso
    Il suo mondo interiore è molto ricco di fantasia, bellezza, ammirazione, amore, successo e considera la realtà noiosa, qualcosa da cui fuggire. Alcuni adolescenti passano ore immaginandosi eroi capaci di tutto, la solitudine impedisce che il mondo esterno penetri nella loro vita e per il bisogno di sentirsi grandi, unici e speciali (per certi versi è normale nell’adolescenza) può succedere che si identifichino con l’eroe del videogioco, confondendo fantasia e realtà.
  7. Il martire
    La sua identità è costruita sul fatto di essere una vittima o un sopravvissuto a qualcosa di terribile. L’individuo si concentra su se stesso e sul proprio dolore e nessuno e nessuna cosa riesce a distoglierlo. Nel dolore si sente grande: «Nessuno soffre come soffro io!... ho dovuto sopportare cose tremende». Tutti devono ammirare questo martire per le cose che ha patito e per averle superate. Ha la tendenza a esaltare la sua sofferenza, qualche volta, la colora di religiosità.
  8. Il salvatore
    Spesso sceglie un lavoro che gli permette di dare aiuto ai bisognosi, ma sempre chiede qualcosa in cambio, sesso o denaro. Dice spesso: «Solo io posso aiutarti… solo io posso cambiare in meglio la tua vita».

Come convivere con essi?

Non è facile avere una forte relazione con un narcisista. Il suo bisogno di sentirsi sempre superiore lo spinge a trattare gli altri con sufficienza. È necessario prendere le distanze dal livello emotivo. Il narcisista non cambia atteggiamento facilmente; è molto più facile cambiare il proprio comportamento piuttosto che aiutarlo a modificare il suo. Il narcisista può facilmente ignorare i sentimenti dei suoi amici o colleghi di lavoro. A volte conviene mantenere una relazione più superficiale e non confidarsi con lui o con lei perché, se una persona si sente giù, non è al narcisista che occorre confidare il proprio problema: egli non ha voglia di stare ad ascoltare se mai qualcuno provi a parlargliene. Questo suo modo di fare ferisce terribilmente chi gli sta attorno,che non sempre sopporta tutto ciò, perché spesso appare sfuggente ed egoista, loro desiderano solo avere qualcuno accanto che gli ricordi quanto sono perfetti, in modo tale da avere conferme costanti, e sono perfetti nelle loro pratiche seduttive e manipolatorie al fine di avere qualcuno da potere manovrare ed è per questo che chi non se la sente è meglio avere padronanza di sé nelle relazioni con essi. Il narcisista ha continuo bisogno di conferme per colmare dei vuoti lasciati durante l’infanzia nella relazione triadica con i genitori, è per questo concepibile a volte nelle relazioni amorose come delle cosiddette amantidi religiose.

 

 

 

A.M. Copyrhigt 2008 - Tutti i diritti sono riservati