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a cura della
dott.ssa Monica
Monaco
Preparazione mentale
Sport che aiuta la mente
Problematiche
psicologiche nello sport
Nello sport non è
difficile comprendere quanto un disagio fisico anche minimo possa
causare insicurezze che finiscono con l’interferire nella
prestazione sportiva di un atleta e, viceversa, lo sport in presenza
di problemi fisici (talvolta persino disabilità), può essere di
aiuto a volte quanto una fisioterapia.
Allo stesso modo un
problema psicologico spesso può interferire nella prestazione
agonistica, fino al punto da influenzare la performance anche del
migliore atleta.
Inoltre, alcuni sport
possono essere un ottimo aiuto per migliorare il rapporto con se
stessi e con gli altri, una vera e propria “palestra mentale e
sociale”.
Da queste premesse è
possibile capire meglio cos’è la psicologia dello sport e quali sono
i suoi ambiti di intervento.
Si tratta, infatti, di
una branca della psicologia, applicata allo sport, inteso sia come
attività agonistica, che come disciplina per lo sviluppo e per il
benessere psicofisico.
Psicologia dello sport
e psicologia clinica: differenze e possibili rapporti
Una delle prime
caratteristiche che va sottolineata in questo ambito di intervento
psicologico è la differenza tra intervento psicologico clinico e
intervento di psicologia dello sport.
La psicologia clinica
infatti è largamente conosciuta e può comportare l’errata concezione
dello psicologo dello sport come un professionista da interpellare
in casi di disagio dell’atleta o in presenza di patologie mentali.
La conoscenza più
approfondita della possibilità di ricorrere ad uno psicologo anche
nei processi di scelta quotidiani, laddove si senta la necessità di
avere un punto di riferimento “neutro e al di sopra delle parti”,
avvicina maggiormente lo psicologo clinico a quello che opera
in ambito sportivo.
Uno psicologo dello
sport può essere infatti un professionista, da consultare un tantum,
per scegliere uno sport che possa rispondere ai propri bisogni o che
possa aiutare lo sviluppo psicofisico del proprio figlio rispondendo
alle sue inclinazioni, o ancora una figura professionale da
interpellare per completare la preparazione di un atleta.
Per questa ragione
questa figura sta diventando sempre più presente negli sportelli di
consulenza delle palestre che, credendo nello sport per la salute,
intendono garantire questo ulteriore servizio all’atto
dell’iscrizione.
Allo stesso modo non è
escluso che l’intervento psicologico nello sport possa iniziare come
un intervento volto a migliorare la prestazione atletica, per
ridefinirsi e diventare, ove ce ne sia una richiesta o una
necessità, un intervento di sostegno psicologico nel senso più
comune del termine.
Sebbene la
“preparazione mentale alle gare”, fino ad oggi, si configuri come il
genere di intervento di psicologia dello sport più tradizionale e
più richiesto, questa branca della psicologia appare costantemente
intrecciata con la psicologia dello sviluppo, in virtù della natura
stessa dello sport di rappresentare un’attività dalle potenzialità
educative, che possono favorire la crescita e il miglioramento del
contatto con se stessi.
A chi si rivolge
la psicologia dello sport
La psicologia dello
sport può rivolgersi agli atleti che desiderano migliorare la
prestazione e tende a sviluppare od ottimizzare le condizioni
mentali ideali per utilizzare al meglio le proprie risorse fisiche
nel proprio sport.
In questo caso
l’osservazione di alcuni aspetti della personalità dell’atleta
diventa un importante punto di partenza, sia per lo psicologo che
conduce questo intervento, che per l’atleta che può entrare in
contatto con le proprie risorse mentali, imparando a controllare i
propri punti deboli.
Si tratta di un
“allenamento” che integra quello fisico e che non deve mai perdere
di vista che l’obiettivo prioritario è quello del benessere.
Con questo tipo di
interventi, definiti anche di “mental training”, si possono imparare
molte cose, tra le quali gestire l’ansia e lo stress della gara,
migliorare la concentrazione, comunicare meglio con l’allenatore o
con gli altri compagni o, ancora, affrontare periodi di
demotivazione.
Alcuni elementi di
mental training sono molto utili anche per gli allenatori, che
sono sempre più consapevoli dell’importanza di curare anche gli
aspetti mentali nel rapporto con i propri atleti.
Così essi possono
apprendere modalità per ottimizzare gli allenamenti, quali tecniche
per affrontare la frustrazione dell’insuccesso, per motivare, per
potenziare le risorse dei piccoli campioni, trasformando le palestre
in luoghi che possono garantire allo sport il posto che merita tra
le discipline della salute.
Questo certamente non
deve far pensare che un allenatore possa imparare a gestire
l’allenamento mentale di un atleta, come qualche volta accade,
guidati dalla convinzione errata che, chi conosce tecniche e regole
di uno sport, possa conoscerne anche tutti gli aspetti mentali.
Un intervento di
preparazione mentale, infatti, è a tutti gli effetti un intervento
psicologico che va gestito con competenza e responsabilità e non
improvvisando, né giocando con tests su processi mentali che
si conoscono poco, o cercando di approfondire aspetti personali
degli atleti che poi non possono essere gestiti o sulla cui
riservatezza non esiste garanzia legata ad un rapporto
professionale.
Infine, va ricordato
come spesso anche i genitori di giovani atleti si lasciano
coinvolgere volentieri negli interventi di psicologia dello sport,
richiedendo le modalità migliori per incoraggiare i loro figli di
fronte alle difficoltà iniziali o facendosi portavoce delle loro
problematiche di concentrazione o di ansia.
A questo punto risulta
facile comprendere quanto la psicologia dello sport sia spesso in
contatto con la psicologia dello sviluppo, in virtù della natura
stessa dello sport di rappresentare un’attività per la crescita e
per il miglioramento del contatto con se stessi.
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