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Una parte della psicologia dello sport si rivolge, da numerosi anni,
allo studio del rapporto che intercorre tra sport e salute mentale,
con particolare interesse per la relazione tra alcuni disturbi
psicologici clinici e di personalità e l’esercizio sportivo di
alcune discipline psicomotorie.
In questo contesto di studi rientrano le ricerche che si sono
concentrate sull’analisi dei contributi che alcune pratiche sportive
possono fornire nella lotta ad alcuni tipi di disagio psicologico,
se adeguatamente organizzate e gestite in relazione a specifici
obiettivi e in collaborazione con figure professionali che tutelano
la salute mentale.
Uno dei disturbi psichici rispetto al quale sono stati maggiormente
studiati i contributi che può fornire lo sport, è la depressione.
Tra le ricerche
più note sulla lotta alla depressione attraverso lo sport ne
esistono alcune che hanno studiato l’adozione di programmi di
allenamento sportivo disegnati per sostenere la cura psicologica di
questo tipo di problema.
La depressione, infatti, quando si protrae per lungo tempo, comporta
anche dei cambiamenti neuro-endocrini nelle secrezioni ormonali che
regolano l’umore e le attività quotidiane; a ciò sono connessi
alcuni sintomi più comuni tra cui l’astenia, l’abulia o i disturbi
del sonno.
Per far fronte a tali cambiamenti fisiologici spesso, insieme ad
opportune terapie e supporti psicologici, vengono somministrati dei
farmaci, volti a ripristinare l’originario stato della chimica
cerebrale.
Allo stesso modo
dei farmaci, ma secondo una stimolazione naturale della chimica
cerebrale, sembrano agire alcune attività fisiche praticate secondo
programmi specifici e integrati alla cura psicologica. Lo mostrano i
risultati di studi compiuti sia presso l’Università di Durham, che
quelli effettuati presso l’Università dell’Illinois e presso il
Dipartimento per la Salute Pubblica della
California-Berkeley School.
Nel primo degli studi citati, sono stati studiati 156 pazienti
depressi ultracinquantenni, che si sono sottoposti volontariamente
al programma di aiuto differenziato che prevedeva un confronto fra
tre gruppi di trattamento.
Il primo gruppo riceveva solo il trattamento farmacologico.
Il secondo gruppo eseguiva solo un programma di esercizio fisico
Infine, il terzo gruppo seguiva entrambe le prescrizioni.
I risultati alla fine dei primi quattro mesi di studio hanno
mostrato forte decremento o totale scomparsa dei sintomi depressivi
in tutti e tre i gruppi, risultato a cui è seguita la sospensione di
ogni trattamento farmacologico.
Ma ciò che sorprende sono i risultati del follow up eseguito a dieci
mesi dalla sospensione dei farmaci. Il gruppo che ha eseguito solo i
programmi di esercizio fisico, infatti, ha mostrato il tasso più
basso di ricadute, un fattore che sembra spiegabile grazie alla
naturale riattivazione della chimica cerebrale, stimolata
dall’attività fisica piuttosto che da sostanze artificiali che poi,
una volta sospese, possono comportare fisiologiche e talvolta più
gravi ricadute, a causa del cosiddetto “effetto rebound” legato alla
sospensione dei farmaci.
I MECCANISMI DI AZIONE DELLO SPORT CONTRO LA DEPRESSIONE
Altre ricerche
scientifiche riportate da S.Casca hanno fatto maggiore luce sui
meccanismi attraverso i quali lo sport esercita un’azione positiva
per la ripresa dalla depressione.
L’esercizio fisico regolare di alcuni sport contrasta gli effetti
fisiologici dannosi prodotti dallo stress negativo (distress)
accumulato che, se protratto nel tempo, è in grado si stimolare
cambiamenti endogeni che sostengono lo sviluppo neuro-chimico della
depressione, legato a bassi livelli di alcuni neurotrasmettitori.
Durante la pratica moderata di sport di resistenza, invece, il
cervello subisce un eustress, ossia uno stress positivo (solo
durante la pratica moderata!); in tal modo si attiva la produzione
di una molecola complessa che, in seguito, genera la produzione di
due importanti tipi di neuromediatori: l’acetilcolina e le
endorfine. Queste ultime sono le molecole che producono le
sensazioni di analgesia e il senso di benessere, proprietà che hanno
spesso portato a definirle “gli ormoni della felicità”.
L’aumento dei predetti ormoni, accompagnata dalla diminuzione del
cortisolo, ormone dello stress, sono due importanti effetti
biochimici grazie ai quali la pratica controllata di alcuni sport
rappresenta una naturale tecnica per il risveglio della capacità
naturale del nostro cervello di secernere sostanze antidepressive e
per aiutare a controllare lo stress negativo.
Le ricerche riportate fino a questo momento sono ricerche che si
sono concentrate sull’azione neurochimica antidepressiva di alcuni
sport e tendono a privilegiare la scelta di sport di resistenza,
capace di produrre, grazie ad un periodico e discreto sforzo, una
modificazione che è possibile grazie alla stimolazione e
all’attivazione fisica, in virtù dello stretto legame bidirezionale
che intercorre tra corpo e mente.
Tuttavia, va
precisato che l’esercizio dello sport aiuta a superare la
depressione grazie alla possibilità di sfruttare adeguatamente
numerose potenzialità antidepressive delle discipline sportive,
quali:
- la predetta capacità di stimolare la produzione di
endorfine e, in particolare, della serotonina che regola umore,
attività e sonno;
- la possibilità di abbassare i livelli ematici di
cortisolo, un ormone che è presente negli stati di stress negativo,
la cui presenza eccessiva stimola l’esaurimento fisico e la
depressione endogena e il quale, con la pratica moderata di uno
sport rimane a bassi livelli anche di fronte a nuovi eventi
stressanti;
- la possibilità di stimolare il positivo contatto con
la natura e l’esposizione a benefici legati a tale rapporto (aria
aperta, verde, luce, ecc…);
-
l’opportunità di spostare il focus dell’attenzione
quotidiana da pensieri negativi a pensieri centrati su schemi motori
e su momenti creativi e positivi che possono appassionare;
- il recupero di sensazioni corporee positive, di un
senso fisico di benessere e di una percezione estetico-fisica
positiva di sé, che influiscono direttamente sull’autostima,
dimensione dell’identità estremamente connessa allo sviluppo e al
superamento dei sentimenti depressivi;
- l’offerta di nuove possibilità di relazione e di
situazioni di gruppo, che se adeguatamente gestite, possono
diventare opportunità di riabilitazione sociale dal momento che i
gruppi sportivi positivi possono soddisfare il bisogno di
appartenenza, divenendo luoghi di appartenenza sostitutivi in casi
in cui, per varie ragioni, il gruppo familiare primario sia assente
o presenti problematiche;
- l’aumento di occasioni di pratica di attività ludiche
e divertenti, che possono generare piacere e buonumore.
PROGETTI DI RIABILITAZIONE SPORTIVA E SPORT CONTRO LA DEPRESSIONE
La rassegna di tutte le potenzialità delle pratiche sportive nella
lotta ai disturbi depressivi rimette in gioco numerosi altri sport
che, praticati in luoghi adeguati, secondo programmi specifici e
sotto il controllo di figure sportive e professionali specializzate,
possono diventare veri e propri strumenti di aiuto alla depressione.
Tra questi la danza, soprattutto praticata con libertà e
creatività, recuperando lo spirito ludico che spesso si perde
nello sviluppo, nonché l’esercizio di sport di gruppo o di squadra
come pallavolo o pallacanestro e, per i più piccoli colpiti da
depressione, del minibasket.
Notevoli progressi spesso sono stati fatti anche attraverso la
pratica di arti marziali come l’aikido, dal momento che nei luoghi
in cui si praticano (il dojo) la dimensione del rispetto
reciproco nel contatto con l’altro e la ritualizzazione di questo
contatto sono maggiormente controllati dai maestri e dagli
allenatori e dal momento che l’assenza di competizioni, che connota
questo sport, rende più facile perseguire anche finalità educative,
spesso intrinseche alle filosofie orientali.
Insieme all’Aikido, anche altre pratiche sportive di origine
giapponese, come il Judo, possono essere un valido aiuto per trovare
un esercizio simbolico e catartico dell’aggressività, che
nella depressione viene rivolta sempre verso il sé, fino all’estremo
del suicidio.
In generale, la possibilità di sviluppare la passione verso
uno sport può portare l’attenzione della mente verso la ricerca di
nuovi schemi di azione e di difesa, può favorire la concentrazione
sui kata nelle arti marziali, come sulle coreografie nella danza,
lasciando poco spazio e tempo alla mente per i pensieri negativi,
che prima avevano l’esclusiva o il predominio quotidiano.
Nell’esercizio di “sport antidepressivi” viene sottolineata
l’importanza della regolarità e della pratica di attività che
possano produrre un moderato, controllato e costante sforzo fisico;
per questo in genere si sono dimostrati molto efficaci programmi
specifici di footing, jogging, bicicletta o step.
Per far fronte all’iniziale difficoltà, presente nella depressione
grave, a reagire e ad iniziare l’esercizio sportivo oppure a
condividerlo con un gruppo o a praticarlo in luoghi comuni, viene
consigliato di iniziare un programma di riabilitazione psicologica
attraverso l’uso di step da appartamento o biciclette da camera.
Quest’ultima soluzione può essere un valido aiuto per incominciare e
poi passare gradualmente all’esercizio di sport all’aria aperta, che
potenziano i vantaggi delle attività ginniche attraverso il
contributo del contatto con la natura e dell’esposizione alla
luce del sole, che stimola l’attività dell’ipofisi e la
conseguente produzione di ormoni che nella depressione sembrerebbero
spesso deficitari.
La pratica di esercizi da camera non è necessariamente da
sostituire, anche perché se eseguiti regolarmente e secondo un
programma specifico di riabilitazione psicomotoria, può essere
associata alla musicoterapia, con la scelta di brani di
sottofondo adeguati a stimolare l’attività cerebrale connessa ad
emozioni positive.
Inoltre, sembra particolarmente facile eseguire la prescrizione di
esercizi in aree spesso più luminose di alcune palestre, in cui gli
occhi possono essere esposti indirettamente alla luce solare che
potrà, attraverso la retina, concorrere a stimolare in modo naturale
le ghiandole del cervello atte a produrre ormoni dell’umore.
In conclusione, dai contributi finora discussi, sembra
particolarmente utile, al fine di sostenere la prevenzione e la
lotta alla depressione attraverso lo sport, la pratica di attività
fisiche moderate e possibilmente diversificate. L’ideale sembra
l’esercizio di uno sport di resistenza alternato ad uno sport di
squadra o ad uno sport marziale.
Ciò che viene sottolineato è che, nella fase di riabilitazione
neuropsicologica, è opportuno seguire un programma graduale e sempre
adeguatamente ponderato di sforzo, al fine di non superare soglie di
stress positivo che potrebbero trasformare la funzione attivante che
lo sport esercita nell’allenare la secrezione di ormoni in eccesso
di sforzo che può mantenere o aggravare lo squilibrio ormonale che
alimenta la depressione.
E’ altresì opportuno che, se l’obiettivo è la riabilitazione
psicologica, possano essere creati corsi amatoriali in palestre e
gruppi sportivi in cui gli operatori sostengano, con conoscenze e
coscienza, il recupero psicologico con atteggiamenti positivi, sia
incoraggiando gli atleti che stimolando la coesione di gruppo. A tal
proposito, sembra inopportuno frequentare palestre in cui si respira
un alto grado di competitività o di impegno tecnico, che può andare
bene per stimolare agonisti “non a rischio depressivo”, ma che può
essere controproducente per l’autostima di una persona depressa.
Pertanto, nella progettazione di un intervento sportivo
riabilitativo sia individuale che di gruppo, il ricorso alla
consulenza psicologica diagnostica e la supervisione va ritenuto un
importante elemento per la gestione di corsi educativi-riabilitativi
nelle palestre e nei centri di salute e benessere.
Per realizzare corsi sportivi che possano rappresentare un valido
aiuto alla depressione, quindi, sarebbe meglio progettare attività
pensate per raggiungere tali obiettivi specifici e supervisionate da
periodicamente professionisti della salute mentale, accertandosi che
esse si collochino in un ambiente sportivo favorevole ad ospitare
un’utenza di persone con depressione.
Bibliografia:
· Antonelli F., (1963). Psicologia e psicopatologia
dello sport, Leonardo Edizioni Scientifiche, Roma, 2004.
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Milano, 2004.
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Aquileia.
· Nekoofar S., (2003). Depressione: termine
generico. In Athlon, Fijlkam, 9, 34-35.
· Nekoofar S., (2004). Emotività e depressione.
In Athlon, Fijlkam, 4, 35-36.
· Yapko D.M., (2002). Trad. it. Rompere gli schemi
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