| |
a cura della
dott.ssa Monica
Monaco
PREMESSA: LA CRESCITA
DEL DISAGIO GIOVANILE E LA CRISI FAMILIARE
Negli ultimi anni si osserva una crescita del disagio nel mondo
giovanile, parallelamente alla crisi della famiglia. In questo
contesto sociale la scuola, le Istituzioni religiose e le Società
Sportive hanno spesso rappresentato nuovi punti di riferimento
nell'età dello sviluppo.
POTENZIALITA’ DELLO SPORT PER
L’EDUCAZIONE E LA LOTTA AL DISAGIO
Tutte le
istituzioni che hanno operato per i giovani adolescenti in crisi
hanno spesso fatto riferimento ad un importante strumento comune di
lotta al disagio giovanile: lo sport. Quest'ultimo è entrato nelle
palestre scolastiche, nelle associazioni sportive, negli oratori
giovanili, dal momento che le attività sportive si sono rivelate da
sempre un mezzo di contatto e di comunicazione con questa delicata
età, che ha consentito di togliere dalla strada o da contesti
problematici un gran numero di ragazzi. Oggi sono sempre di più gli
enti che operano nel sociale con l'aiuto dello sport per la lotta
contro il disagio dei giovani.
Tutte queste
esperienze hanno consentito
di scoprire ed esplorare le innumerevoli possibilità che lo sport
offre nella prevenzione e nella lotta al disagio adolescenziale.
Lo sport, nato come una disciplina per aiutare una sana crescita
fisica, si è rivelato presto molto un’attività volta a sostenere lo
sviluppo psicologico e sociale e la crescente testimonianza
scientifica delle immense potenzialità dello sport nello sviluppo ha
portato all’incremento degli spazi dedicati ad esso.
La
pratica sportiva corretta e abituale, ad esempio, si è rivelata
un’attività che favorisce lo sviluppo di stili di vita positivi per
la salute fisica, nonché un vero e proprio strumento per superare i
limiti di alcune patologie o per la riabilitazione in presenza di
disabilità fisiche e psichiche. L’esercizio di pratiche sportive si
è dimostrato, in numerosi casi, un valido aiuto per ristrutturare
l’identità corporea in presenza di disabilità, favorendo
l’accettazione di un corpo che, nonostante i suoi limiti, può
esprimersi positivamente attraverso grandi prestazioni atletiche e
può ancora far sperimentare nuovi vissuti positivi.
Lo sport si è rivelato, inoltre, un mezzo per lo scarico
dell'aggressività, per allentare lo stress, le tensioni e le energie
in eccesso che caratterizzano l’età giovanile, sia per ragioni
legate alla crescita di ormoni, che per le numerose problematiche
stressanti che devono essere affrontate in questo periodo.
Inoltre, negli ultimi anni, sono state sottolineate nuove
possibilità dello sport nella lotta al disagio giovanile; in questa
prospettiva lo sport è concepito, non soltanto come attività che
sostiene la struttura fisica e migliora le abilità di coordinazione
psicomotoria, ma come un vero e proprio strumento di costruzione
della personalità e di prevenzione e recupero delle varie forme di
psicopatologia e di disagio giovanile.
Un'altra caratteristica molto importante nelle attività sportive
riguarda il recupero della dimensione sociale, sottolineata
soprattutto nel gioco di squadra; quest'ultima spesso risponde al
bisogno di appartenenza a cui non risponde la famiglia in crisi,
nonché un sistema per trasmettere modalità di socializzazione basate
sull’esperienza positiva dell’aggregazione nel gruppo sportivo in
cui si condivide insieme il raggiungimento di obiettivi.
Nell'ambiente sportivo si definiscono situazioni psicologiche
importanti che portano all'amicizia, come pure all'espressione di
un’ “ostilità controllata” che insegna a confrontarsi con un
avversario da superare, ma anche da rispettare. Nel gruppo, inoltre,
le regole del gioco o, in alcuni casi, il rispetto di alcune
abitudini o rituali collettivi, fornisce l’opportunità di
interiorizzare un sistema di norme e valori con modalità che ne
favoriscono l’accettazione. Sebbene, infatti, lo sport, come la
famiglia, stabilisca regole da seguire, impegni e responsabilità da
dover accettare, esso si differenzia dalla prima attraverso elementi
importanti estranei alla comune routine familiare e scolastica,
elementi che il ragazzo giudica tipici della vita adulta, perché
comportano libertà di scelta, d’azione ma, soprattutto, garantiscono
una sensazione d’indipendenza.
Lo sport è percepito come svago dalla realtà e dà al giovane la
sensazione di libertà e di completamento del proprio Io, divenendo
un’esperienza in cui le regole servono per il funzionamento del
gruppo e non sono vissute come imposte dall’alto, ma condivise.
Lo sport rappresenta, altresì, un modo per confrontarsi con le
proprie capacità e per stimolare lo sviluppo dell’autostima
attraverso la possibilità di esplorare nuove aree di confronto
positivo.
Il risultato di
queste constatazioni sul rapporto sport-disagio è che,
l’inserimento in gruppi di attività sportiva regolare e controllata,
è divenuto un valido mezzo per integrare le tradizionali forme di
prevenzione e la lotta alle moderne espressioni del disagio
giovanile quali, ad esempio le forme di dipendenza e nuova
dipendenza sempre più diffuse.
Nella lotta alle tossicodipendenze, lo sport possiede un forte
potere di prevenzione primaria, che ha dimostrato diminuendo
l’insorgere e il diffondersi tra i “giovani a rischio” di questa
forma di disagio. Inoltre, l'attività sportiva, praticata
correttamente e quindi con lealtà ed perseveranza, si rivela uno
strumento efficace per costruire nei giovani una personalità capace
di autocontrollo e di orientare positivamente le proprie energie. Lo
sport, perciò, può stimolare l'acquisizione di caratteristiche
psicologiche e comportamentali che orientano l'individuo verso un
maturo senso di realtà e verso una capacità di investire su se
stessi, impegnandosi duramente per raggiungere i risultati
desiderati, attraverso la graduale acquisizione di uno “spirito
sportivo”. Quest’ultimo può nascere però solo
attraverso l'autodisciplina e mediante la consapevolezza dei propri
limiti, con l'abitudine ad affrontare imprevisti e difficoltà, con
l'acquisizione di una buona capacità di tollerare la frustrazione e
la sconfitta, a sopportare disagi, ma anche ad individuare le
proprie risorse. Per le ragioni finora esposte, lo sport rappresenta
un aiuto molto valido nel recupero delle tossicodipendenze. Proprio
nei successi dello sport contro la lotta alle dipendenze viene messa
particolarmente in risalto la capacità dello sport di sostenere lo
sviluppo dell’abilità di progettare e riprogettare la propria vita,
spesso attraverso un allenamento a gestire i propri obiettivi
parziali, muovendosi verso il raggiungimento di mete finali
desiderate e sofferte. Lo sport diventa, in tal modo, una importante
lezione di vita che può aumentare gradualmente l’impegno e la
responsabilità dei giovani.
Sulla base di queste esperienze, la psicologia dello sport, oggi sta
sviluppando area di incontro con la psicologia delle
tossicodipendenze e con la psicologia dell’handicap. E’ proprio in
quest’ultimo ambito disciplinare che sono stati sottolineati i
contributi che lo sport fornisce al sostegno e alla riabilitazione,
sia fisica che mentale, tanto in presenza di disabilità motorie che
di insufficienze sensoriali o mentali. In questo modo, l'armonia con
il proprio corpo raggiunta attraverso lo sport consente di andare
perfino oltre una paralisi, una cecità, o una sordità, integrando un
handicap nel proprio vissuto corporeo e imparando, con la scoperta
delle proprie risorse, ad accettare i limiti del proprio corpo.
ALCUNI
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:
ANTONELLI F., Psicologia e psicopatologia dello sport, Leonardo
Edizioni Scientifiche, Roma 1963.
COMITATO OLIMPICO
INTERNAZIONALE - United Nations International Drug Control Programme: Sintesi degli interventi.
Convegno: Sport against drug. Roma,
20-21 febbraio 1995.
VULLO C., DE SANCTIS V., Curare gli adolescenti. NIS Ed., Roma,
1992.
LA BARBERA D., CANNIZZARO G.,
SPORT E DISAGIO GIOVANILE, IN PRESS.
|