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a cura di
Massimo Mancuso
Nella preparazione mentale di un
atleta si studiano quei fattori psicologici che sono associati alla
partecipazione e alla prestazione nello sport, all’esercizio e ad
altri tipi di attività sportiva. Questo tipo di preparazione aiuta
gli atleti ad utilizzare principi psicologici per aumentare la
performance e a comprendere come la pratica sportiva, l’esercizio e
l’attività fisica influenzino lo sviluppo psicologico, la salute e il
benessere dell’individuo attraverso il ciclo di vita. L’intervento di
una equipe costituita da un esperto in preparazione mentale nello
sport e da un istruttore è stato effettuato su quelle variabili intra
ed extrapersonali, motivazionali ed emozionali che condizionano la
preparazione fisica dell’atleta e di conseguenza la sua prestazione.
Più precisamente il ruolo dell’esperto in preparazione nello sport
consisterà, in un primo momento, nella valutazione dell’atleta, della
sua personalità, della sua stabilità emotiva, della sua capacità di
resistere a possibili frustrazioni, al suo modo di relazionarsi con
gli altri e con l’istruttore. In seguito si interverrà nella
preparazione dell’atleta, consapevoli che la tensione emotiva riduca,
se non addirittura inibisca le capacità atletiche. Pertanto il suo
compito sarà aiutare l’atleta a tollerare gli stati emotivi, la
tensione e in particolar modo l’ansia al fine di riappropriarsi di un
funzionale equilibrio psicofisico necessario ad una buona prestazione.
Si tratta di terapie suggestive come il
training autogeno, ipnosi, rilassamento progressivo, che sviluppano
quelle abilità psicologiche che gli consentono di ridurre, gestire e
contenere stadi emotivi negativi e contrari alla performance, che
insieme con le abilità motorie, contribuiscono al conseguimento
dell’eccellenza nella pratica sportiva. L’intervento non riguarda
soltanto il singolo atleta, ma può interessare un’intera squadra
magari per ottenere una maggiore coesione del gruppo sportivo.
Quando si pensa all’atleta non bisogna
immaginarlo come un soggetto immune da possibili problematiche
psicologiche, ma con un soggetto la cui vita può essere condizionata
da disturbi come ansia, depressione, rabbia, problemi familiari,
stress, disturbi dell’alimentazione. La differenza sta nel fatto che
nel mondo dello sport questi disturbi molte volte non vengono presi in
considerazione e di conseguenza restano irrisolti. È ovvio che un
soggetto che pratica sport da diverso tempo, con una certa costanza e
a livelli discreti, raggiungerà buoni livelli di salute psicofisica,
preverrà possibili patologie future, socializzerà con persone estranee
alla sua famiglia, rinforzando l’autostima e la fiducia in se stesso
autonomamente.
Lo sport sempre stato una forma di
tutela della salute sia fisica che psichica, è un valido strumento di
riabilitazione fisica e ha aiutato molti giovani con handicap a
ritrovare nuovi stimoli e superare crisi depressive. Le tecniche di
rilassamento e di concentrazione, oggi molto in uso in ambito
sportivo, sono quelle diffuse dal moderno training autogeno. Ad
inventare il T.A. fu il neurologo J.H.Schultz, anche se venne
rielaborata e perfezionata da altri professionisti. Questa tecnica
serve a raggiungere uno stato di benessere psicofisico che si presenta
successivamente alla ripetizione di “formule autogene”, che possono
essere ripetute da un soggetto esterno, o nella mente del soggetto
stesso interessato. Queste formule non danno effetti fisici immediati,
ma i primi cambiamenti psicofisici cominceranno a presentarsi soltanto
dopo la fase di addestramento.
Il soggetto inizierà a dedicarsi alla
percezione del proprio io, imparando a percepire il proprio corpo, in
questo modo la sua mente avrà il dominio sul corpo e riuscirà a
determinare veri e propri cambiamenti a livello fisico come ad esempio
sensazioni di calma, di pesantezza e di calore al fine di favorire la
diminuzione della frequenza cardiaca, vasodilatazione e conseguente
abbassamento della pressione arteriosa. Va sottolineato che tutti gli
esercizi previsti dal T.A. come quello della pesantezza, del cuore,
del respiro, del plesso solare e della fronte fresca non possono
essere eseguiti adeguatamente e avere quindi una perfetta efficacia,
se non è stato assimilato correttamente l’esercizio propedeutico della
calma. L’obiettivo finale sarà il raggiungimento della capacità di
controllare situazioni di stress e ansia che possono presentarsi
durante particolari situazioni o in ambito sportivo (fase di pre-gara;
svolgimento di una competizione). L’ autocontrollo influenzerà il
sistema nervoso simpatico e il sistema endocrino regolando la
secrezione di catecolamine. Durante uno stato d’ansia, infatti, vi è
un aumento della produzione di catecolamine, adrenalina e
noradrenalina che causeranno un aumento della frequenza cardiaca con
successiva vasocostrizione periferica dovuta alla contrazione
muscolare e aumento della pressione arteriosa; aumento della
produzione di prolattina il cui eccesso può provocare aumento di peso
e sbalzi di umore; aumento della produzione di ormoni tiroidei.
L’applicazione del T.A. nel mondo della canoa può essere fondamentale
per il miglioramento dell’allenamento e per il successo durante la
competizione. Il suo utilizzo non porterà soltanto ad un miglioramento
delle capacità fisiche, ma porterà i singoli canoisti ad affrontare
periodi di gara con una maggiore serenità e ad avere una migliore
capacità di concentramento ed autocontrollo. Nella canoa olimpica, gli
esercizi di T.A. possono essere utilizzati in modo differente a
seconda che le competizioni siano di velocità o di fondo. Dando per
scontato che l’esercizio della calma è sempre alla base di tutti gli
altri, nelle gare di velocità tornerà utile prima dello start,
l’applicazione di esercizi, come quello del calore (accelerare il
processo di riscaldamento dei muscoli) e del respiro.
Nelle gare di fondo torneranno utili,
nel corso della gara, l’esercizio della pesantezza (per il
rilassamento dei muscoli sotto sforzo), l’esercizio del calore (per
favorire la vasodilatazione aumentando l’apporto di sangue ai tessuti
e diminuendo l’eccessiva formazione di acido lattico), l’esercizio del
cuore e della respirazione (per abbassare la frequenza cardiaca e
diminuire il numero degli atti respiratori favorendo così il
recupero).
Contemporaneamente al training autogeno
l’atleta può essere continuamente sottoposto a test che verifichino il
suo stato attuale e quello che lo stesso vuole raggiungere, fino a
quando l’allenamento riesca ad unificare i due stadi. Le possibili
domande di autovalutazione sono:
1)
che cosa sento?
2)
Quali e quanti errori ho commesso?
3)
Cosa devo fare per eliminare questi errori?
4)
Conosco qualcuno che non li commette?
5)
Se lo conosco, cosa fa di diverso da me per non
sbagliare?
6)
Quale aspetto fisico della preparazione voglio
migliorare?
7)
Quale aspetto tecnico della preparazione voglio
migliorare?
8)
Quale aspetto psicologico della preparazione voglio
migliorare?
Il canoista dovrà badare alla qualità e
durata dell’allenamento richiesto per raggiungere gli obiettivi che si
è posto come conseguenza delle proprie motivazioni e deve, inoltre,
acquisire una capacità di distacco emotivo, sia in fase pre-gara,
durante la gara, che gli consenta di ottenere un’ottima capacità di
concentrazione. Infine la capacità di scegliere specifici schemi
motori o esercizi completi e ripeterli mentalmente in stato di
rilassamento (allenamento ideomotorio). L’allenamento ideomotorio
consente all’atleta di utilizzare le proprie immagini mentali
(derivanti dall’esperienza) in tutte le fasi dell’allenamento e in
gara. La percezione e l’immaginazione ci permettono di rappresentare
il mondo esterno e noi. Immaginare vuol dire rappresentarsi in un
movimento o in una determinata situazione senza viverla realmente. In
molti atleti, però, si constata spesso la percezione di immagini
negative (legate a possibili esperienze di sconfitta) da cui possono
derivare problemi.
Preparazione
fisica-->preparazione tecnica-->preparazione psicologica
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